Tutte le idee si confondevano in quest'una: dubbii, ansie, paure, affannose notti, più nulla, nebbia ogni cosa; egli aveva l'occhio ad un raggio di sole: «ella mi ama!»
Pensava egli a quanto stava per fare, a ciò che stava per dire? Che importava? Si sentiva più grande degli avvenimenti, gigante quanto era il fascino di queste parole: «ella mi ama!»
Serena si fe' molto aspettare.
Quando apparve nel vano della porta, come una cara visione lungamente evocata, Maurizio mandò un piccolo grido e fece un passo incontro ad essa; ma la bella volse il capo a sbarazzare lo strascico della serica veste, che si era molto opportunamente impigliata nello stretto passo, e Maurizio si sentì inchiodato al suolo.
Nel sorriso, nella fredda e cerimoniosa disinvoltura di Serena, non era proprio nulla della donna innamorata; invano, su quel pallido volto incantevolmente bello, Maurizio si adoperava a leggere una sillaba di ciò che aveva creduto di leggere nella preziosa lettera... proprio nulla!
Serena fe' cenno al visitatore di sedere, e sedette ella stessa. Maurizio si lasciò cadere sopra uno dei seggioloni azzurri a frange d'oro, senza poter profferire parola e non distaccando gli occhi dalla bella indolente.
— Vi ho scritto, fu la prima a dire Serena.
— E per questo io sono qui, rispose Maurizio con voce commossa. Se quanto siete bella, voi siete generosa, dovete abbreviare la tortura che provo, promettermi d'esser schietta come sono io.
— Non vi comprendo, rispose freddamente Serena.
— Mi comprendete; lo leggo nel vostro cuore che mi comprendete; promettetemi di essere sincera.