Maurizio approfittò di quell'istante di debolezza e soggiunse:
— Non sono ricco, lo sapete, pure mi rimane tanto da vivere in un'onesta oscurità; non mi dite che vi piace il lusso, che amate la pompa e gli agi d'una splendida esistenza; ho potuto crederlo un istante, ma oggi non la crederei.
— Avreste torto, osservò Serena ritrovando un'uscita al suo imbarazzo.
Maurizio non l'udì.
— Andremo lungi da Milano, andremo dove vorrete, il mondo è vasto ed offre mille nascondigli alla vera felicità; ne cercheremo uno insieme.
Dicendo queste parole, il volto severo di Maurizio brillava di una luce insolita, e la voce gli tremava come per affanno. Serena rimaneva impassibile; od almeno se ne dava l'aria.
— È inutile, diss'ella, questa bella cornice non si adatta a me; vi pare che, se anche potessi accettare di divenir vostra, l'ombra mi accontenterebbe? Mi crediate o no, io amo la luce, tutti mi dicono che sono bella, ed a forza di sentirlo dire mi piace crederlo; finchè ciò dura bisogna metterlo in mostra; è la mia parte.
— Cessate, interruppe Maurizio con dolcezza pietosa, cessate; io vi leggo in cuore che non sentite una parola di quanto dite per guarirmi. Non sono un ammalato che risani; finchè durerà la mia speranza sarò un audace sognatore, se risvegliandomi non sarò nelle vostre braccia, impazzirò.
Serena si rizzò in piedi e guardò intorno a sè come sgomentata, poi si fece presso a Maurizio col volto in fiamme.
— È vero, sì, è vero, io vi ho ingannato, io vi amo!