— Sono vostra, rispose Serena con semplicità; la parola che mi è uscita dal labbro mi fa vostra. Le donne mie pari quando hanno detto di amare sono fortezze smantellate; l'amore è la parola d'ordine. Sono vostra...

Quelle parole trattennero Maurizio, il quale sulle prime aveva dato loro un altro significato. Ciò che ora comprendeva era tanto inverisimile, che stentava a darvi fede. Nulla rispose, ma l'atto quasi pauroso con cui si ritrasse, ed il fiero modo con cui sollevò la fronte, dissero chiaro il suo pensiero.

Serena lo guardava senza sbigottimento.

— Mi avete detto di stimarmi, prese poi a dire Maurizio con voce grave, mi avete ingannato. Io non sono venuto per farvi ingiuria; è un'altra maniera d'amore quella che vi chieggo.

— Non ne ho altra, rispose Serena.

Maurizio non udì.

— Non parlo alla donna che ha l'incenso di tutti, parlo a quella che ha il mio cuore. Il passato qualunque sia non è cosa mia; non voglio di voi altro che voi sola! A me basta sapermi amato e sapervi moglie virtuosa. Non potete voi divenirlo?

— Non posso, rispose Serena senza esitare, non posso. La colpa è la mia sorte, la porto meco, non mi abbandona, non può abbandonarmi mai... nè con voi, nè con altri...

— Mi basta, mormorò Maurizio, mi basta.

Ma non era vero; non gli poteva bastare; lottava dentro di sè tra la superbia e l'amore, e si guardava intorno con occhio smarrito.