— Quale preghiera?
Il luogotenente parve sbigottito da quella ostinata distrazione.
— Non avete ricevuta la mia lettera?
— Mi pare di sì, ma non ho avuto tempo di leggerla.
E si volse senza affettazione; in aria di sincero pentimento, ricercò e mostrò sulla tavola, ancora intatta, l'odorosa missiva del galante guerriero; l'aspetto del quale è intraducibile colla penna; quello stentato sorriso, quella violenta contrazione dei muscoli della faccia per non fare il broncio, e quel dimenarsi per non parere sgominato, gli davano un'aria burlesca di vittima niente affatto rassegnata.
— Vi domando scusa, disse Serena ridendo forte, come se non potesse resistere all'impeto del suo umore giocondo; mi direte voi stesso che cosa contiene questa lettera, caro cugino.
Il cugino Ferdinando aveva perduta la testa, ed infilò due spropositi uno in coda all'altro. Il primo sproposito fu di non far eco alla gaia risata della bella, il secondo di rispondere pregando la bella di leggere ora il suo biglietto.
Il lettore avveduto non ha bisogno che gli si dica quanto magra figura faccia un innamorato, il quale assiste alla lettura della propria dichiarazione d'amore. Ma era proprio un innamorato, il luogotenente delle Guide? Questo non è certo, quanto è certo è che la sua lettera era una dichiarazione profumata, a bruciapelo.
Serena si arrese all'invito con molta grazia, spiegò la lettera, ne fiutò il profumo con un atto di lieve beffa, e lesse a voce alta, facendo scherzosamente tutte le fermate delle virgole e dei punti. Quell'omaggio all'ortografia del luogotenente fu ricevuto male, perchè, invece di esserne lusingato, il guerriero continuò a dimenarsi sulla seggiola non sapendo come tenersi.
Finita la lettura, la bella depose sbadatamente la missiva dove l'aveva presa e si rivolse al cugino: