— Dunque voi mi amate? Ne siete sicuro?

Il luogotenente, a sentire enunciato il suo tema, fece uno sforzo coraggioso per non darsi l'aria d'uno scolaretto, ed incominciò l'amplificazione così:

— Credetelo, cugina, ve ne prego. So tutte le idee che possono venirvi in mente, so che il passato sta contro di me per quella volgare opinione che non si ama due volte la stessa persona; potrei dirvi che non ho mai cessato di amarvi, ma sarò schietto; è vero, io ho potuto cessare d'amarvi; non so come, non so perchè; ed ora vi amo più della prima volta. Ho ritrovato in voi tutta la vostra bellezza che mi accese, e per giunta un fascino nuovo che m'incatena.

Il linguaggio del luogotenente era divenuto a poco a poco sicuro e determinato.

Serena lo lasciò dire senza interromperlo.

— Siete bella come non foste mai, tutti vi adorano, ed io sono geloso. Non voglio mascherare i miei sentimenti, attribuiteli voi a voi stessa, non a merito mio; ma se la schiettezza merita un premio, siate schietta anche voi con me, ditemi se vi pare proprio che non possiate amarmi mai.

— Mi pare proprio, rispose Serena.

Il cugino insisteva collo sguardo.

— Vi comprendo, disse la bella, con un leggiadro sorriso; voi stesso vi fate illusione sui vostri sentimenti; non volete ingannarmi perchè siete schietto e generoso, ma vi ingannate, perchè nessun uomo è padrone d'essere schietto e generoso con sè stesso. Credete di amarmi per le mie nuove bellezze, per un mio fascino nuovo; se poteste leggere dentro di voi come io vi leggo, vedreste che in me non amate più la donna, ma la cortigiana in voga.

— Cugina... disse l'uffiziale accostandosi.