— Da sei anni sono io quello, per servirla.

— Il signor Ciro Neri...?

— Appunto...

— Noi abbiamo bisogno di parlarle di cose che riguardano la sua famiglia...

Ed aggiunse, additando prima il compagno, poi facendosi innanzi egli stesso: «Il signor Fulgenzio, il dottor Parenti.»

Maestro Ciro s'inchinò profondamente, ed intanto colla coda dell'occhio guardava se mai gli venisse fatto di vedere due seggiole, le quali non ci erano mai state, e pensava che una cameretta decente, dietro la scuola, avrebbe servito tanto bene a ricevere i visitatori.

Il dottor Parenti si avvide alla prima dell'imbarazzo del signor maestro, e gli disse col più amabile sorriso:

— Se lei potesse lasciare i suoi allievi alcuni istanti e volesse seguirci a due passi, nell'osteria della Salute qui rimpetto... vi ha una stanzetta in cui si starebbe soli... Ed è sempre meglio... le pare?

A maestro Ciro pare di sicuro; e poi quella visita inaspettata, la benevolenza del dottore e la contegnosa taciturnità del signor Fulgenzio gli hanno messo innanzi tanta folla di fantasia, che non sa più raccapezzarsi.

Ed ecco, Donnina, la quale ha finito di dar sesto alla sua camera, scende appunto da basso; il vecchio babbo le va incontro, la chiama e se la fa venire dietro nella scuola. Stamane la fanciulla è così lieta, che pare le stia ancora sulla fronte il raggio di sole che la baciava poc'anzi; entra senza titubanza, vede i due sconosciuti e si arresta un tantino, mentre maestro Ciro le dice: