— Ti affido i miei scolari; se Teresa domanda di me, io sono alla Salute coi signori...

E si volge per mettersi a disposizione dei signori, i quali non sanno staccar gli occhi di dosso alla giovinetta.

— È Donnina, la mia creatura, balbetta allora.

— È lei! aggiunge il dottore tentando il gomito del signor Fulgenzio.

Ma Donnina s'è già accostata ad uno dei suoi allievi per avvertirlo che il sillabario non è propriamente fatto per lacerarne i margini e masticarli; intanto il dottor Parenti ha infilato l'uscio, e il signor Fulgenzio dietro, ed il signor maestro in coda, ruminando un sospetto nuovo ed un timore antico.

«È Donnina... la mia creatura!...» aveva detto. Oh! perchè non aveva detto semplicemente «la mia figliuola!» Ohimè! E se l'altro, quel vecchio taciturno e severo, gli avesse risposto: «non è vero, non è tua, tu mi hai rubato un affetto che è cosa mia; son io suo padre!» Ah! qual gioia infinita e quale infinito dolore!

Nei venti passi che separano la scuola dall'osteria, babbo Ciro non stacca un istante gli occhi di dosso al signor Fulgenzio, come per trovargli nel naso e nel mento le prove autentiche della paternità.

Il dottor Parenti, persuaso che uno scherzo è la via più spiccia per arrivare alla domestichezza d'un colloquio intimo, dice: «quanta filosofia nella vita paesana! il nutrimento del corpo ed il nutrimento dello spirito a poche spanne; e le due cose si fanno dirimpetto, perchè nessuno ne dimentichi la necessità.»

Il signor maestro tira il fiato lungo ed assicura che del nutrimento dello spirito i filosofi del luogo se ne dimenticano volontieri; ed avrebbe aggiunto, ma sta zitto, che dimenticherebbero, a lasciar fare, anche di nutrire il corpo del signor maestro.

L'oste della Salute non sa discendere dalle regioni iperboliche della sua meraviglia, vedendo babbo Ciro coi due ospiti, e quando gli si domanda un boccale del suo miglior vino bianco, ed egli lo reca e lo depone sopra una tavola nella cameretta solitaria, non sa come fare per non andarsene. Ma il dottor Parenti lo spinge fuor dell'uscio con un'amorevolezza tutta sua, e dice mettendosi a sedere: