— Poveraccio! questo camerino sembra fatto a posta per mortificare la curiosità d'un oste.

Bisogna fare una certa violenza a maestro Ciro per indurlo a sedere fra i due; quando la cosa è riuscita, e l'unanime consenso ha dichiarato il vinello bianco molto salutifero, il dottore, parendogli il momento buono, entra addirittura in materia senza ombra di preambolo.

— Caro signor maestro, noi siamo qui per parlare della sua Donnina, della sua figliuola...

Maestro Ciro si sente venire i sudori, e per rinfrancarsi vuota d'un sorso ciò che gli rimane nel bicchiere; il dottore si affretta a colmarglielo, non ostante la resistenza, poi prosegue:

— Il signor Fulgenzio qui presente, ha bisogno di sapere qualche cosa su quel tesoro di giovinetta...

— Lor signori sanno?... balbettò il vecchio.

— Che Donnina non è propriamente sua figlia; non è un segreto, lo devono saper tutti in paese, posto che lo sa l'oste...

Il povero padre ha un esercito di domande che gli sfilano nella mente, gli arrivano a fior di labbro e si inabissano in gola; fa cenno al dottore di proseguire e non dice nulla.

Ma il signor Fulgenzio, a cui non è sfuggita la lotta che si combatte in quel petto, entra a dire:

— Non le paia curiosità importuna la nostra; abbiamo gravi ragioni... si fa pel bene della sua figliuola...