— Benedetti! risponde maestro Ciro, perchè vuole che mi paia curiosità? Un giorno o l'altro già io me l'aspettava... mi ci ero preparato. Lor signori conoscono dunque il padre?...

Il maestro di scuola ha smozzicato l'ultima domanda con due colpi di tosse, che sono in realtà due singhiozzi belli e buoni. Fulgenzio e l'amico si guardano in viso, coll'aria di dire: «a questo non avevamo pensato.»

— Ci è un equivoco, osserva il signor Fulgenzio; noi non veniamo per ciò che lei suppone. Una domanda ci farà intendere: Conosce Mario?

— Mario! dice il maestro fra sè, e lo ripete due volte senza che gli venga in mente dove ha udito quel nome.

— Conosce Ognissanti? interroga sorridendo il dottor Parenti.

— Se conosco Ognissanti! se lo conosco!... è vero, lo chiamano anche Mario.

— Mario è mio figlio, dice il signor Fulgenzio; e senza dar tempo al vecchio di riaversi dalla meraviglia, prosegue: Mario ama la sua Donnina, si è promesso a lei, io so tutto;

— Quand'è così, la saprà che i due poveretti si erano promessi da bimbi, si può dire... e che...

— E che Donnina ha un cuore d'angelo, e farà un'ottima moglie come ha fatto un'ottima figlia... aggiunge il signor Fulgenzio.

I pomelli lucenti delle gote di maestro Ciro ricevono un insolito lustro da due grosse lagrime che è impossibile trattenere.