— Lasciami dire, tanto lo penso, ed è tutt'uno... e così un giorno il povero Tommaso cade e si fiacca uno stinco, e gli viene la cancrena, e se ne va all'altro mondo...

Maestro Ciro, sentendosi incapace d'arrestare la moglie intanto che parla, continua ad approvare col capo ognuna delle sue parole, poi ripiglia:

«La povera Brigida rimase sola col cuore gonfio dell'affanno, colla salute affranta dalle veglie e dagli stenti, e per di più madre. Venne al paese; visse o piuttosto non morì subito; ebbe una figlia, e la restituì al cielo pochi giorni dopo. Qualche pietoso le consigliò di recarsi a Milano e di offrirsi per nutrice. Così fece; andò a piedi, stette via un paio di giorni, al terzo ritornò dando il latte ad una bambina non sua, a Donnina. La povera creatura aveva perduto la madre nel venire al mondo; il padre non doveva essere agiato, perchè pagava un meschino compenso alla Brigida. Come si chiamava la fanciulla? Camilla. Come si chiamava il padre? Non sapeva dirlo. Sapeva solo che abitava in una via stretta, in stanze molto piccine, e poste in alto in alto.

«Ci fu un po' di curiosità in paese per conoscere il padre di quella creaturina. Un giorno, dopo parecchi mesi, si vide venire a piedi un giovine tra i ventidue ed i venticinque; era lui; «aveva un'aria molto patita,» così almeno si diceva. Stette un paio d'ore, se ne andò come era venuto, a piedi; ritornò un'altra volta parecchi mesi dopo, ed un'altra; poi nessuno più lo vide. Donnina aveva quasi tre anni ed era graziosissima; veniva considerata come la figlia del Comune e non le mancavano i baci; ma le mancò la madre. La povera Brigida, non bastando al lavoro, ammalò; da qualche tempo non riceveva più ogni mese le poche lire dal padre di Camilla, e non sapeva a chi scrivere, perchè quell'uomo non le aveva mai detto il suo nome. Per farla corta, morì anch'essa; allora la mia Teresa ed io, vecchi e senza figliuoli, si pensò di far nostra la creaturina. Molti dissero che avevamo fatto una buona azione; qualcuno sospettò che il padre si fosse nascostamente rivolto a me, e m'avesse incaricato della sua figliuola, e sparse la voce essere Camilla la figlia d'un ricco signore, il quale non voleva farsi conoscere; nessuno indovinò il vero, cioè che noi, la mia vecchia ed io, ci eravamo tirati in casa la felicità.

— E del padre di Donnina non ebbero più notizie? chiese il dottor Parenti.

— Una volta sola e da altri, e senza sicurezza d'indizii, seppi che un giovine alto, sotto la trentina, era stato sul far dell'alba ad informarsi di Brigida, e saputala morta, ed inteso che Camilla era stata raccolta da noi, non aveva chiesto altro e se n'era andato. Sperai di ricevere qualche lettera che mi togliesse dall'incertezza; non ricevei mai nulla. Finalmente, cinque anni sono, mi pervenne da Milano, entro una busta da lettere, un vaglia in mio nome.

— E chi mandava quel vaglia?

— La signora Donnina Neri... il nome che portava la fanciulla. Era lo stesso come dirmi che quel denaro veniva mandato per Donnina e che il padre non voleva farsi conoscere.

— E qual prova che fosse il padre e non altri a mandare il denaro? chiese il signor Fulgenzio.

— Veramente, nessuna... ma noti che Donnina era il nuovo nome venuto dall'uso alla piccina; e se colui lo sapeva era segno che aveva avuto informazioni della sua creatura e che non l'aveva dimenticata del tutto.