E s'avviava a passi affrettati, come per togliersi più presto dal campo della sua sconfitta. Poco dopo si fermò e disse:

«A Milano, su per giù, nascono venti milanesi il giorno, il che in una settimana dà un totale di 140 milanesi. Così, o all'incirca, doveva accadere anche vent'anni sono. Di questi 140, la metà sono maschi; e di settanta tra Caroline, Clotildi, Amelie, Marie, ecc., quante possono essere le Camille?»

La cosa pigliava un aspetto tutto differente; ora, tra la certezza di dover visitare ad una ad una le 27 parrocchie e l'impazienza d'aver finito di raccogliere tutte le Camille, per poi accingersi al difficile còmpito di sceverare la buona, il meglio era di balzare in una carrozza da nolo.

E così fece, a dispetto della sua igienica abitudine di camminare a piedi.

«A Sant'Alessandro! ordinò al cocchiere.»

E via di galoppo.

Quattro giorni dopo, quelle peregrinazioni erano finite, ed i risultati, stando all'opinione del dottore, non potevano essere più soddisfacenti, però che egli fosse andato in cerca d'una Camilla e ne avesse invece incontrato sette.

Il signor Fulgenzio non prese la cosa ridendo come il dottore gliela aveva detta, ma tolse di mano all'amico il taccuino e ne lesse le annotazioni, tentando il mestiere dell'indovino. Se il cuore fosse la buona pasta di consigliere intimo che tanti vogliono che sia, fra le sette Camille avrebbe indicato Donnina con una martellata di quelle famose nel petto del vecchio; ma, o la regola è sbagliata, o il cuore del signor Fulgenzio faceva eccezione.

— E come faremo?... parve dire costui restituendo il taccuino senza dir parola.

— Tu non farai nulla, farò io, rispose il dottore alla stessa maniera, ed aggiunse forte: «tutte queste Camille sono legittime; tanto meglio, e tanto peggio; ma di queste sette io ne ho già messe da banda tre... Camilla Margherita, figlia di Maria Longhi e di Giovanni Bergoni, Eugenia Maria Camilla, figlia di Concetta Lavini e di Tommaso Gori; Fortunata Camilla, figlia d'Innocenza Baldi e di Rocco Sani, ed a queste non voglio nemmeno pensare o ci penserò in ultimo.»