— Prepara le mie valige, disse Serena alla cameriera.

Tre ore dopo partivano alla volta di Rouen.

Per via il banchiere fu taciturno fuor dell'usato; chiudeva gli occhi fingendo di dormire e pensava. A che pensava? Evidentemente la partita era perduta od almeno non rimaneva speranza di vittoria; quella donna non sarebbe mai divenuta uno strumento nelle sue mani. Non era però tal cosa da doverlo rendere inquieto, come ad ora ad ora si mostrava. A che altro pensava egli dunque?

Il domani, a Rouen, nel movimento incessante di quella città manifatturiera, il banchiere ritrovò la vena del suo prezioso buon umore.

Erano i primi giorni di febbraio, ma splendeva un magnifico sole, che anticipava alla natura ancora arsiccia i gai colori della primavera.

Non si vide mai un uomo tanto contento di sè quanto pareva il banchiere in quel giorno; era come uscito dal contegnoso torpore che gli irrigidiva le membra, e camminava ancora coi passi frettolosi e brevi con cui fino a pochi giorni innanzi s'era tirato dietro il carro della propria fortuna. Rideva forte e per ogni nonnulla, e si adoperava invano a comunicare un po' dell'anima propria al bel marmo di Paro che aveva pagato a peso d'oro. L'impassibilità di Serena faceva un singolare contrasto con quella specie di frenesia gioconda; deposte le armi della lotta, la bella rientrava nel castello merlato della propria indolenza, sdegnosa perfino della vittoria. Conveniamone: non si può avere una innamorata più noiosa.

Il banchiere, non potendo far di meglio, ordinò uno splendido desinare in una sala appartata, una specie di festino a due, e se ne andò a spasso per «mettersi in appetito.» La qual cosa gli riuscì benissimo.

A tavola Serena, cui il contegno insolito del suo compagno riusciva inesplicabile, ne interrogava il volto arrossato dalle libazioni, parendole di notare un po' di stento in quell'allegria balzana, e nella pompa di quel banchetto un proposito che non le veniva fatto d'indovinare. Il banchiere assaggiava di tutto e portava ad ogni tanto il bicchiere alla bocca, ma in realtà faceva più ciance che bocconi, e spesso non si avvedeva che il bicchiere era vuoto. Due o tre volte parve raccogliersi in pensiero ed uscì da quella breve meditazione con un diluvio di parole. Serena parlava poco ed il più sovente a monosillabi; ma i suoi sospetti erano divenuti certezza, ed alla frutte non esitò ad interrompere il verboso commensale per dirgli a bruciapelo:

— Perchè tante parole? Voi avete qualche cosa da dirmi; dite.

Il signor Redi fu lievemente sbigottito; pur non istette un pezzo in forse prima di prendere il suo partito, vuotò d'un fiato le poche goccie di vino che rimanevano in fondo al bicchiere, per darsi un contegno, spinse la sedia più presso al desco e fissando gli occhioni spiritati in volto alla sua donna, tentò un risolino ribelle.