— Ho infatti qualche cosa da dirvi, una gran cosa, una cosa bizzarra.

La curiosità di Serena non ebbe testimoni indiscreti nel sangue o nei nervi, poichè nulla ne parve fuori; il banchiere proseguì:

— Non avete domandato mai a voi stessa, nell'atto di stringere il negozio che doveva farmi il più felice degli uomini... quanti milioni possedesse il vostro banchiere? No?... Ebbene, in questo momento a Milano non si pensa che ai miei milioni: solo invece di domandare quanti ne ho, si vuol sapere quanti sono quelli che mi mancano.

Serena guardò in volto il banchiere, per questo solo atto accennando che ella prendeva interesse alle parole di lui.

— Mi spiego. Stamane, alle undici in punto, la banca Redi ha annunziato la sospensione dei pagamenti, o in altri termini, ha fallito per tre milioni. Una bagattella, direte, mi avreste creduto più ricco; ma non ho saputo far di meglio.

Il banchiere ebbe bisogno di attingere nuova disinvoltura e vide un'altra volta il fondo al bicchiere vuoto. Serena, riavutasi dallo stupore, non trovava parole.

— Voi siete dunque rovinato? chiese poco dopo con freddo accento.

— Se chiamate rovina il dover rinunziare ai milioni che non ho mai avuti, il trovarmi qui a tavola colla più bella donna dell'universo ed il poter dire che quella donna e il mondo mi hanno appartenuto...

Serena lo interruppe ripetendo la domanda collo stesso tono di voce:

— Voi siete dunque rovinato?