Per un momento il silenzio non è rotto che dal respiro sommesso dei due amici. Alla fine il vecchio solleva il capo, fissa gli occhi in volto al compagno e dice con un filo di voce:

— Lo conosco io meglio di te? Mi chiama suo padre, ma io sono rimasto per lui un estraneo. So io come pensa, come sente?

— Forse non ti sei preso la briga d'indovinarlo, arrischia a dire il dottore.

— L'ho creduto dieci volte, e mi sono ingannato sempre; sapendo che egli non mi avrebbe aperto l'animo suo, ho cercato d'imparare a leggere in quel libro chiuso. Quante vie non ho tentato per arrivargli al cuore, senza che egli se ne avvedesse? Tutto inutile. Le sue abitudini all'Università di Pavia mi sono note. Non ci ho nulla a ridire. Ha studiato, studia, avrà presto finito il suo corso con onore; non ne so altro. L'ho visto dalla spensieratezza arrendevole dell'adolescenza passare un po' per volta alla calma, alla riflessione, alla melanconia, ed irrigidirsi, e farsi contegnoso e severo; da qualche tempo quella melanconia è divenuta tetraggine, e i suoi modi hanno preso una dolcezza di gelo che mi fa male al cuore. Il disgraziato è quasi riuscito a convincermi ch'io ho commesso una cattiva azione e ch'egli è la mia vittima.

L'affanno del vecchio è cresciuto man mano, e le ultime sue parole sono rotte dal singhiozzo.

Il dottor Parenti non sa più come tenersi, quando l'orologio batte le dodici ore.

A quel suono il povero padre si pianta un istante ritto ed immobile, come a far prova della sua saldezza, porge la mano all'amico e se ne va augurando la buona notte.

— Buona notte, dice il dottore accompagnandolo fin sull'uscio; e finchè si ode il rumore dei passi che scendono la scalinata, egli non si muove dal pianerottolo, e ripete ancora una volta: «Buona notte.»

Oh! i tristi pensieri che accompagnano il vecchio fra le vuote pareti della sua casa! giunto sulla soglia si guarda intorno stando in ascolto; un lumicino col lucignolo carbonizzato arde in un canto, il servitore russa sopra una seggiola! Oimè! a qual notte fitta fa pensare quella agonia di luce, di qual silenzio profondo è l'immagine quel sonno!

Al rumore dei passi il servo si rizza ancora dormente sulla sedia.