Come se la malìa da cui attingeva vigore si sciogliesse di repente al suono di uno scongiuro cabalistico, il banchiere Redi si scolorì in volto a quelle parole, e rispose con voce che aveva insieme del supplice e dello sfiduciato:

— Ho voluto solo giustificarmi in faccia a voi...

— Ed a qual fine? Mi avete ingannata; giungo tardi al banchetto dei vostri milioni. Che importa? Salvo gli otto giorni della mia vita che vi ho dato, domani, lontana da voi, sarò la stessa di prima, nè più stimabile, nè meno.

— Volete lasciarmi?

— Deve essere il nostro comune desiderio; io basto a me stessa, e le vostre cinquecentomila lire non possono quasi bastare a voi solo.

Sul volto del banchiere passò una nube di mestizia. Aprì le labbra, protese le mani, nascose in esse il volto e chinò il capo sulla mensa.

La beffa contraeva le labbra di Serena.

Lo sfatato comensale parve lottare alcuni istanti dentro di sè, infine sollevò la testa lento lento, senza staccare le mani dal volto, appuntò i gomiti sulla tavola e disse penosamente:

— Io vi amo, io vi ho sempre amata, io per voi ho affrettato la mia rovina; non mi lasciate; non vi domando amore, nè stima, rimanete mia; voi non sapete quanto mi costi ora il parlarvi così, e quanto mi costasse il mascherare la mia febbre sotto il capriccio d'un milionario per non farmi beffare; non mi guardate in viso, ma lasciatemi dire che vi amo.

Il banchiere continuò a tener celato il volto. Serena lo guardava con disdegno e non rispondeva.