La bella, rimasta sola, non si mosse, non battè palpebra, fin che il superbo sguardo non fu oscurato da una lagrima di vergogna.
Poi giunse il tramonto melanconico, e la notte, la tetra notte.
XXX. SOLA!
Marta, la cameriera della signora, viene in punta di piedi fin sulla soglia, getta uno sguardo nella tenebra della camera, si ritrae e ritorna subito dopo con due candelabri accesi.
Ecco la luce gioconda, i riflessi rossigni, le mobili ombre. — Serena non dice nulla; intorno al suo cuore è sempre la notte, la tetra notte. Fa un cenno, rimane sola.
Sola no; un mondo di fantasmi le sta intorno; appariscono in silenzio dagli angoli oscuri della camera, si svolgono dalle ampie pieghe delle cortine da letto, od escono dal vano delle finestre, si fanno innanzi ad uno ad uno, le passano rasente, ne sfiorano le vesti e si curvano per mettere il loro volto dimenticato sotto gli occhi della bella; beffano, o lagrimano; si rialzano, girano intorno intorno senza far rumore e rientrano nel loro nascondiglio.
Serena non si muove, non respira quasi, pensa.
Una mano ignota le sfoglia innanzi agli occhi il libro della vita; qui era un trastullo infantile, la carezza mormorata da un labbro di donna, qui, dopo i sogni fatti dalla fronte serena di una madre, i primi sogni della vergine, e le prime armi civettuole della fanciulla, e più oltre il primo battito del cuore alla prima parola uscita da un labbro lusinghiero, e poi l'amore... l'amore colle sue care febbri, coi suoi spasimi dolci, fiducia intensa d'un'anima che si congiunge ad un'altra anima, d'un pensiero che corre dietro ad un altro pensiero — l'amore, che fantastica giocondo, che legge nell'avvenire, che assoggetta la sorte e placa la stessa sciagura, il sereno amore di sposa in cui sorride la futura madre...
E poi una frenesia nuova, un turbamento insolito, un bugiardo bisogno, una bugiarda parola proferita nell'ansia tentatrice, ed una falsa riluttanza della fibra stanca, e il tradimento che invoca ed il tradimento che si arrende, e lo abbandono nelle braccia di un altro uomo quasi ignoto...
E a poco a poco, nell'inconsapevole volto del tradito una accusa perenne, nella sua nota voce un'eco paurosa, nelle sue carezze uno strazio; ed a poco a poco, col rimorso che illumina, la doppia vista che legge in petto all'ospite nuovo del cuore e vi scopre l'indifferenza, la sazietà, il disgusto, quando non è più tempo, quando, in un ultimo impeto virtuoso, si ha volto le spalle alla casa profanata per non aggiungere alla bassezza della colpa la bassezza della ipocrisia.