Milano.
Si rende noto alla S. V. che Camilla *** figlia di Maurizio *** e di Camilla *** dimorante ad A... in casa del signor Ciro Neri, maestro di scuola, dovendo farsi moglie a Mario P., figlio adottivo del signor Fulgenzio P., ha bisogno del consenso de' suoi genitori legittimi, i quali lo devono dare a voce o per iscritto con atto di notaio.
«Il sottoscritto si permette di aggiungere che Camilla *** vuole tanto bene a Mario, che Mario vuole tanto bene a Camilla, che entrambi si sono giurati di essere l'un dell'altro, e che sarebbe una crudeltà inutile il volerli tener divisi due anni ancora, fino all'età maggiore della fanciulla. Il sottoscritto a buon conto pone la propria persona ed il proprio domicilio a disposizione del padre di Camilla; e se sarà necessario, verrà a ricevere una risposta.
«Dottor Parenti
«Medico della Casa di Salute, in via *** N. ***.»
XXXV. PAOLUCCIO LASCIA L'OSPIZIO.
Prima di scegliere la forma epistolare, l'ottimo dottore aveva lungamente almanaccato se per avventura non gli convenisse trattare il negozio a quattr'occhi nell'intimità d'un colloquio, coll'eloquenza della parola e del gesto. E si sentiva in petto un paio di polmoni da oratore ed al bisogno una faccia tosta corrispondente. Certo sarebbe stato più spiccio e più sicuro, secondo egli diceva, ma diffidò della forma d'una domanda a bruciapelo, la quale non dà tempo a pensare, ed ebbe timore che la soggezione, od il dispetto, o qualunque altra delle tante meschinità del cuore pigliasse la mano al sentimento di padre a cui voleva fare appello. In fondo, a dar tempo al rimorso, era meglio scrivere.
Quanto alla forma della lettera, da prima non ne vide che una: commovente esordio, concisa esposizione del fatto, lunghissima mozione degli affetti. Poi ne vide cento, e facendo l'inventario della propria rettorica, trovò ch'era meglio sopprimere l'esordio, e poi la perorazione, e si domandò se non fosse più conveniente scrivere pacato e grave, esponendo le condizioni legali della fanciulla; finalmente si attenne alla forma d'ufficio, scevra insieme da ogni affettazione e da ogni indiscretezza. Quando ebbe finito la sua lettera credette d'aver fatto un capolavoro.
Rispetto al modo per cui era venuto a scoprire che Maurizio era il padre di Donnina, la cosa fu facile quanto era sembrata e quanto poteva essere difficile; appena ebbe intraprese le indagini, seppe che delle quattro Camille rimastegli, una era morta, un'altra era andata a nozze l'anno prima e la terza aspettava marito nel tetto paterno. La quarta era figlia di Maurizio — era Donnina.
Se il dottore non isbagliava la prognosi, si preparavano tali cose, per cui era necessaria la presenza di Mario in Milano, e volendo lasciare in tutte le faccende del cuore la parte all'improvviso e non guastare gli effetti con importune riflessioni anticipate, senza fiatarne parola a Fulgenzio, scrisse nello stesso giorno a Mario, raccomandandogli di venire subito, perchè Paoluccio era forse in fin di vita.