Cessò il rantolo... un breve silenzio, poi un lungo sospiro. L'ultimo? No, tutto non è ancora finito. Improvvisamente il vecchio levò il braccio e sembrò fare un ultimo sforzo per cercare la mano di Mario, e quando l'ebbe nella sua la strinse forte, fe' un cenno del capo, e ripigliò a dire:
— Sai?... fu un brutto scherzo...
Ma non si udì altro, nè una voce, nè un soffio; il disgraziato aveva finito il delirio e la vita.
Aveva gli occhi aperti, e la mano fredda stringeva ancora la mano del giovane.
Il quale si svincolò della gelida stretta, chiuse gli occhi del morto e si ritrasse dal capezzale, senza una lagrima, col cuore impietrito dall'affanno.
Allora gli venne fatto per la prima volta di scorgere il signor Fulgenzio, ma non l'ebbe per anco visto, che già il pover'uomo lo teneva stretto nelle braccia e lo baciava in volto, carezzevole, come non aveva mai fatto, come non aveva mai saputo fare, e lo chiamava col nome di «figlio.»
— Padre, padre mio!
Mario non seppe dir altro, ma la tenerezza aprì le vie che il dolore aveva chiuso; le lagrime bagnarono i due volti riavvicinati dall'affetto.
Paoluccio, i cui occhi non avevano voluto rimaner chiusi, pareva guardare dal letto di morte e sorridere, intento che il dottor Parenti, col cuore grosso, cercava di spingere i suoi due amici fuori della melanconica cameretta.
Il dottore non veniva mai meno alla sua accortezza naturale, e sapeva, checchè gliene costasse, mettere in disparte la propria persona quando era necessario. Comprese che tra padre e figlio, per la prima volta egli avrebbe fatto la parte dell'importuno, e trovò un pretesto per lasciarli soli, come due innamorati che si fossero fatti il broncio un pezzo ed avessero allora riannodato il filo.