Il giovane sorride e rispondo arrossendo un tantino:
— Donnina!
— Ebbene, soggiunge la fanciulla, dica a Donnina che io voglio esserle amica. Glielo dirà?
— Glielo dirò.
Ed Olimpia corre, senza ascoltar altro, nella propria camera col cuore che le batte forte, proprio come in petto ad un'eroina.
XXXVII. UN GIORNO DI VACANZA IN CASA DEL MAESTRO DI SCUOLA.
Come fuggì ratta quella domenica! Ognissanti era venuto in carrozza per far più presto, e fidandosi al desiderio aveva tanto anticipato il viaggio da giungere ad A... assai prima che non promettesse la sua lettera, e tuttavia non prima che Donnina si fosse affacciata dieci volte alla finestra ed avesse sentito martellare il cuore a dieci nugoli di polvere che aveva visto levarsi in fondo in fondo, sulla via maestra.
Maestro Ciro se ne stava alle vedette da basso, sul limitare della scuola, nel piccolo vano della porta come in una cornice, e non usciva dalla sua immobilità se non per fregarsi le mani e sorridere benignamente ai passanti. L'oste della Salute gli rimandava quel sorriso illeggiadrito dalla più prepotente smania di attaccar discorso che abbia travagliato il petto d'un oste, ma il maestro di scuola non ci badava nemmeno.
Mamma Teresa andava e veniva dai fornelli alle spalle del marito, tanto più impaziente quanto più non voleva parere, e poneva nel mentre le fondamenta di uno splendido desinare, il calderino per lessare un pollo nato e domiciliato ad A..., cresciuto sotto gli occhi della scolaresca e morto la vigilia.
Finalmente Ognissanti venne; anticipava di un'ora e ritardava d'un'ora. Maestro Ciro se lo strinse al petto per il primo, e non lo avrebbe lasciato se mamma Teresa non glielo avesse tolto di mano per ispingerlo contro Donnina.