La cara fanciulla non ebbe parole; Ognissanti la baciò in fronte ed ella gli restituì quel bacio senza rossore. La gioia su quei volti ravvicinati aveva una serenità profonda, che contrastava colla febbrile ardenza di maestro Ciro. Costui intendeva l'allegria un po' alla maniera dei suoi scolari, e se il decoro magistrale e le gambe glielo avessero permesso, avrebbe fatto a saltare le panche di scuola anche sotto gli occhi della terribile mamma Teresa. Al contrario, Ognissanti aveva come una lieve nube di mestizia, e dagli occhi di Donnina spirava quella dolcezza pacata e tranquilla che pareva esserle compagna nelle maggiori commozioni.

A spicciar le cose, mamma Teresa concesse al giovine un amplesso pieno di dignità, poi spinse in cucina i tre fanciulli, maestro Ciro compreso, e sbattacchiò l'uscio di scuola per impedirne l'ingresso a due sguardi curiosi, in cui si era concentrata tutta la vitalità dell'oste della Salute.

Incominciò la festicciuola di ciance. Donnina ed Ognissanti avevan tante cose da dirsi, anche a non dirsi nulla che già non sapessero. E poi gran cose erano avvenute: la visita del signor Fulgenzio, il colloquio all'osteria, le indagini sul padre della giovinetta. Tutto ciò fornì al signor maestro occasione d'un lucido racconto che mamma Teresa ascoltò a bocca aperta all'ora del desinare, ben inteso protestando quello essere il momento di far bocconi e non chiacchiere.

Anche Ognissanti aveva le sue novelle da dare, ed una melanconica, che non avrebbe fatto bella figura a tavola — la morte di Paoluccio. Questa, naturalmente, tenne per sè; e parlò del signor Fulgenzio, della vita universitaria, del tempo che ancora gli rimaneva per pigliar la laurea, e guardava Donnina, mentre maestro Ciro si fregava le mani ridendo del suo meglio per far capire alla moglie che la laurea e Donnina erano tutt'uno.

La fanciulla ascoltava tenendo gli occhioni fissi nel volto d'Ognissanti; essa non aveva nessuna novella da dare, e l'avvenire le parlava sulle labbra del futuro sposo. Ma si sentiva felice quanto non era mai stata, perchè per la prima volta Ognissanti le appariva come lo aveva in cuore, senza quell'inquieta ansia dell'avvenire, senza quello sconforto di sè medesimo, non più in lotta tra i proprii sentimenti ed il proprio orgoglio. Poteva essere buono, poteva mostrarsi affettuoso, riconoscente, poteva svelare il tesoro della sua anima gentile; era come restituito a sè medesimo. Egli, di solito chiuso e taciturno, diveniva verboso, non per abbondanza di parole, ma per trabocchevole onda di sentimenti e di affetti; e non bastandogli la lingua, favellava cogli occhi, col sorriso. Pareva impaziente di apparire a Donnina come egli si sentiva di essere; ad ogni motto che svelava una riposta pagina del suo cuore, fissava l'occhio in Donnina per vedere come essa accogliesse la nuova rivelazione. E continuava a dire, ad interrompersi per dar luogo ad una improvvisa idea, ad un improvviso ricordo, rifacendosi indietro col pensiero nel cammino della vita, ripetendo il già detto, o tornandoci su per dargli valore con una considerazione fresca fresca, con un episodio nuovo. E quando finalmente gli parve d'aver mostrato di sè ogni aspetto, allora tacque, e ricompose il volto a quel dolce e melanconico entusiasmo d'innamorato che ha come paura della propria felicità.

Quando il desinare fu al termine («un desinare luculliano» disse maestro Ciro, ammiccando degli occhi ai fidanzati perchè facessero lo stesso complimento alla cuoca), quando il desinare fu al termine, i commensali stettero ancora a tavola.

Maestro Ciro non aveva mai finito d'interrogare, sebbene da un pezzetto Donnina ed Ognissanti si stringessero le man sotto la tovaglia e non parlassero altrimenti che cogli occhi; l'intervento della formidabile mamma era necessario.

— Non vorrai finirla colle tue chiacchiere? Non vedi? essi hanno altro per il capo che badare a te; lasciali in pace e vattene a far due passi...

Ed in così dire la vecchia si levò da tavola e si tirò dietro il marito, che non potè, tenersi dalle risa.

I due giovani, rimasti soli, continuarono a guardarsi in volto senza dir nulla, prova evidente non già che non avessero nulla a dire, ma che quel muto linguaggio diceva abbastanza.