— Fra tre mesi! disse finalmente Ognissanti, stringendo, più forte la mano della fanciulla.

— Fra tre mesi, ripetè Donnina senza chinar gli occhi con falso pudore.

— E saremo sempre felici? domandò il giovine quasi pauroso del contrario.

— Sempre, rispose la fanciulla con accento fermo, come se ne fosse sicura.

— Sempre, sempre, sempre! entrò a dire il signor maestro, che era sfuggito dalle mani della sua tiranna, ed aveva inteso ogni cosa, e si allontanò subito «per non dar soggezione.»

Ognissanti si accostò vie più a Donnina, e, lisciandole con una mano i capelli, disse:

— Saremo poveretti; io non voglio costar molto a mio padre; ha già troppo fatto per me, voglio vivere con quanto ora mi dà fino a che basti l'opera mia. Vorrei pure esser ricco per circondarti di agiatezze! Ma dì un po', mi ameresti egualmente s'io fossi ricco, e vorresti esser mia?

— Ti amerei lo stesso, e vorrei esser tua egualmente; tua, non delle tue ricchezze. Non mi vorresti tu se io fossi ricca?

Ognissanti non rispose, e portò alle labbra la mano della fanciulla.

— Siamo entrambi poveretti, ripetè poco dopo; saremo poveretti.