— Saremo ricchi, perchè avremo pochi bisogni; io so come si conduca una casa; chiederemo al cielo il necessario soltanto, e faremo che il necessario nostro sia il meno possibile; ci rimarrà sempre abbondanza d'amore, e sarà il nostro lusso. Alla città vi è tanta gente che vive di rendita, noi vivremo di risparmio.

Come tenersi da faro un bacio su quella bocca tanto savia, e tanto leggiadra!

Mamma Teresa, che giungeva allora, s'era, per buona sorte, voltata proprio in quella da un'altra parte, e maestro Ciro, il quale non aveva perduta una sillaba, si allontanava, contando con gli occhi le quattromila e seicento lire custodite negli scrigni della Cassa di risparmio di Milano per conto di Donnina, della poveretta piena di giudizio... e di scudi!

Fuggì ratta quella domenica!

XXXVIII. IN CUI SI VEDE COME MARIO NON RITORNASSE A MILANO SOLO.

Ed ora Mario se ne ritorna verso Milano a piedi non avendo alcuna fretta di arrivare, ed invece di pigliare la via maestra, infila, senza avvedersene, una scorciatoia, non già per far più presto, ma perchè da quella parte può, volgendosi, veder più lungamente la casicciola che biancheggia in mezzo al verde dei gelsi abbrunati dal crepuscolo.

Cammina a passo lento, ma il suo cuore va di trotto serrato e la fantasia più che di galoppo.

Passa per lo stretto sentieruolo costeggiato da prunai che gli afferrano le vesti per trattenerlo; quella muta campagna non ha una voce; ne avesse mille, non giungerebbero fino a lui, chè la sua fantasia lo precede o ritorna indietro, ed ora è a Milano, ora non ha lasciato il povero tetto del maestro di scuola; pensa all'avvenire a cui muove incontro, pensa a Donnina!

Il sentiero si restringe tanto che appena vi può passare una persona; ed ecco, senza avvedersene e d'un subito, Mario si trova alle spalle d'un uomo che lo precede camminando assai più lento di lui. Il giovine, tolto bruscamente alle proprie fantasie, è costretto ad arrestarsi, aspettando che l'altro gli ceda il passo, ma colui nè si piega da un lato, nè affretta, e Mario finisce col toccargli lievemente la spalla. Lo sconosciuto si volge, e si pianta ritto in faccia al giovine. L'atto può sembrare arrogante, ma nel volto di quell'uomo è dipinta una sciagura che toglie le parole aspre di bocca a Mario. E lo sconosciuto, con un singolare accento misto di fierezza, di umiltà e di mistero, prende a dire:

— Voi venite da A... non è vero? La conoscete voi, la mia figliuola? Un amorino, la più cara bambina di A... la conoscete?... Si chiama Camilla!