Il giovine si guarda intorno per vedere se mai non giunga qualche carrozza vuota, ma per tutta la bianca linea della via maestra, che si stende lunga lunga alle sue spalle, non si vede nulla. Intanto Maurizio guarda curiosamente Mario e sembra incerto se o no seguirlo; ma il giovine medico, che si avvede di quella lotta e ne indovina la cagione, non gli dà tempo di pensarci, e si muove a passo rapido verso Milano senza dirgli nulla. E Maurizio gli vien dietro coma un automa.
Fanno così gran tratto di via senza dir parola. Ma improvvisamente Maurizio accelera il passo e raggiunge il nuovo amico e gli dice:
— Chi siete voi?
— Sono un poveretto, risponde Mario senza arrestarsi, un poveretto che vuole il vostro bene ed il bene della vostra creatura.
Maurizio sembra aver udito una sola parola e la ripete più volte fra sè e sè:
«Poveretto! Poveretto!»
— Ebbene, aggiunge poco dopo, raggiungendo un'altra volta il compagno che accelerava quanto più poteva il passo — ebbene, se siete poveretto, io sono ricco e basto a tutti; sarete ricco anche voi, purchè abbia la mia Camilla — voglio che siate tutti ricchi, anche quel dottore che mi ha scritto...
— Il dottor Parenti?
— Lo conoscete? Anche lui, anche lui... tutti!
L'oscurità a poco a poco si è fatta profonda; gli alberi che costeggiano la via, a poca distanza sembrano fantasmi; il silenzio è alto nei campi circostanti, chè le zolle non hanno ancora i loro ospiti canori, e le prime foglie degli alberi attendono mute le nozze degli insetti.