— Come vi chiamate? domandò Maurizio dopo un lungo intervallo di silenzio.
— Mario.
Il disgraziato ripete fra sè quel nome e non dice altro.
Sono giunti alle porte di Milano, Maurizio si arresta di botto, piglia le mani di Mario, le stringe nelle sue, gli dice addio e si allontana a passi rapidi, voltandosi indietro come timoroso d'esser seguito.
Il giovine rimane alcuni istanti sbigottito da quella improvvisa diffidenza e non cerca di vincerla, al contrario finge d'andar da un'altra parte, poi si volge, e rasentando le muraglie per non esser visto, segue Maurizio a distanza fino alla sua abitazione. Allora ritorna indietro, ma non ha fatto dieci passi e si sente battere sull'omero da una mano larga e pesante. Si volge, e si trova faccia a faccia col dottor Parenti sempre lieto e giocondo.
— Vi trovo a tempo, dice Mario, ho seguito finora uno che ha bisogno della vostra scienza.
— Il signor Maurizio, il padre di Donnina.
— Lo sapete? Ed è dunque vero?...
— È verissimo.
— Sapevate anche che era?...