La confessione, che dovrebbe far inorridire la vecchia, le fa solo crollare il capo melanconicamente.
— Povero Ciro! mormora come parlando a sè stessa.
Poco dopo, mutando tono e maniere, ripiglia a dire:
— Bisogna essere uomini; bisogna farsi forti; io sono forte, io! e non lo sarai tu?
Ma questo argomento, invece di rinfrancare il povero uomo, sembra togliergli un'altra volta ogni vigore.
— Per te la cosa è diversa, dice lasciandosi cadere sopra una seggiola; tu sei sua madre ancora e sempre; Donnina non ritroverà le carezze d'un'altra madre; io solo non sarò più nulla per essa, io solo non avrò più figlia!
— Padre! padre mio!
È Donnina! Donnina, la quale, non vedendo i suoi vecchi amici, si è sciolta dal dottor Parenti, ed è corsa di sopra ed ha udito le ultime parole.
Maestro Ciro se la stringe al cuore, poi la scosta lievemente da sè e la guarda in viso. La fanciulla non batte ciglio, ha la fronte serena, il labbro sorridente.
— Non darmi retta, le dice il maestro di scuola, lisciandole i capelli colle mani tremanti, non darmi retta, non ti affliggere per me, bambina mia.