E il disgraziato si prova a ridere.
— Vedi, è passato, è stato un momento di debolezza; alla mia età non si ha la forza di resistere alle prime impressioni, che sono di solito bugiarde.... domandalo a Teresa; questo giorno l'ho tanto sospirato.... non è vero?... l'ho sempre detto che tu dovevi essere figlia di un ricco sfondato, il quale avrebbe finito coll'accorgersi che il suo più bel tesoro era fuori di casa e sarebbe venuto a domandarmelo. Ho fatto il babbo come ho fatto il maestro di scuola; ora esco di carica; sarò un babbo a riposo.
Maestro Ciro parlava guardando in volto ora Donnina ora mamma Teresa; ma l'accento scherzoso pigliava ogni tanto inflessioni tenere e cadenze lagrimose. Donnina, senza titubanza, getta le braccia al collo del vecchio, e gli ripete sottovoce:
— Tu solo! tu solo!
— Che dici mai? È tuo padre, bisogna amarlo, fanciulla mia, bisogna amarlo molto.
La fanciulla sorride melanconicamente.
— Mi proverò.
— Non basta, mi devi promettere che l'amerai, e che lo amerai più di me; a lui devi la vita.
— A te quella del cuore, risponde Donnina.
Mamma Teresa non può dignitosamente stare testimonio di tante fanciullaggini, e se ne va da basso brontolando.