Maestro Ciro, rimasto solo, accompagnò collo sguardo melanconico le due carrozze, ma invece di lagrime trovò un sorriso tutto paterno, ed un bacio niente affatto magistrale per salutare l'allievo che venne primo alla scuola.
XL. IN CARROZZA.
Ma Donnina non era più lieta; abbandonava la sua mano fiduciosa in quella di Mario, e pensava. Fino a tanto che le avevano parlato del padre suo come d'un incognito al quale era stato possibile vivere tanti anni lontano, arbitro tuttavia dell'avvenire di lei, d'uno che poteva riapparire domandandole il cuore per tanto tempo sprezzato e gli affetti da essa dati ad altrui; fino a tanto che quell'uomo non aveva in favor suo altro che il nome di padre, ella si era acconciata all'idea di rivederlo quando che sia con freddezza, e, se non con severità, colla dignitosa indulgenza del giudice. Si sentiva forte dei propri diritti, sicura dei moti del cuore, pronta ai doveri di figlia, riluttante agli affetti. E quando, alla domanda del dottore, se le piacerebbe ritrovare il suo padre vero, ella era scesa dentro di sè a domandarsi conto del perchè quella notizia la lasciasse fredda, non aveva potuto farsene una colpa. Ma ora sapeva che l'uomo a cui doveva la vita era infelice, solo nel mondo, senza affetti, vaneggiante per rimorsi, affranto forse dai patiti dolori, non di altro desideroso che della sua creatura, ultima larva d'un passato cancellato col pentimento. Se lo immaginava debole, pauroso, vacillante, e la compassione faceva ciò che non poteva fare l'istinto, ridestava il sentimento filiale, le faceva battere forte il cuore, le toglieva quella serenità di cui aveva fatto prova fino allora, e che prima le pareva giusta ed ora le sarebbe sembrata colpevole.
Quante volte la sua mano tremò in quella di Mario, e tante il giovane si volse a guardare la fanciulla, la quale aprì la bocca per fare una dimanda e la trattenne, e di nuovo venutale sulle labbra, ancora la trattenne, e infine la fece cogli occhi inumiditi:
— Com'è mio padre?
XLI. IL SIGNOR MAURIZIO RICEVE.
Maurizio s'era stancato d'aspettare che la sua ipotetica creatura si svegliasse, e dopo una serie di giri, a cui la governante aveva tenuto dietro paurosamente cogli occhi, senza però contarli e senza riuscirle di farsi dare ascolto, il poveretto era entrato nella camera contigua — e la governante dietro. Invece di dare in ismanie, come era da temere, Maurizio si era seduto in un canto ed era rimasto un gran pezzo immobile senza dir verbo; poi ritornato nel salotto, aveva ricominciato ad andar su e giù... ed ecco... si udiva appunto il rumore monotono dei passi lenti ed uguali.
Tutto questo, con assai più parole, narrò la vecchia al dottor Parenti, il quale non ostante la verbosità della buona donna, quando ella ebbe finito e si tacque, parve non averne abbastanza, e stette ancora come in ascolto e si fece ripetere a spizzico, rovinandone l'effetto, la bella narrazione filata.
Donnina guardava fisso il dottore; trepidava d'ansia, di timore, sbigottita per mille affetti nuovi, per mille idee non prima pensate. In ogni affetto che si palesa novello è alcuna parte paurosa, anche nei più dolci e nei più santi. È un nuovo padrone, forse un nuovo tiranno, e chi sa se farà buon viso agli amici vecchi del cuore!
Per alcuni istanti tutti stettero in silenzio ad ascoltare quei passi, e più di tutti il dottore, il quale, gli si leggeva in volto, avrebbe preferito che il signor Maurizio si fosse dato a correre su e giù per la casa come un forsennato.