— Può essere, può essere!
Sì, ma un pensiero importuno teneva Mario inquieto, e checchè egli facesse per non lasciarlo parere, non gli riusciva, e sebbene gli avvenimenti sembrassero dare una ragione a quell'inquietudine, il dottore si avvide che ve ne doveva essere un'altra. E però, appena potè trovarsi un istante solo col giovane, gli venne innanzi petto a petto e gli disse a bruciapelo:
— Che hai?... Bisogna dirlo. Che ti manca ora? Nei tuoi panni (e coll'età tua) vorrei far salti da acrobata, e non mi terrebbe davvero la mia dignità di uomo fatto. Sei alla vigilia d'avere il lauro di dottore e qualche cosa che vale meglio assai nella botanica della vita, un bocciolo di rosa in moglie; per giunta la tua Donnina ritrova il padre, un padre un po' avariato, ma che m'incarico io di rimettere a nuovo; via, se ti lagni della sorte, sei incontentabile, e se non salti fino a dar le capate nel soffitto, va là che hai garretti di pasta frolla...
Ma non ci era verso che Mario sorridesse. Ed il dottore tornava all'assalto.
— Che hai?
— Ho, disse finalmente il giovine tra il melanconico ed il dispettoso, che il padre di Donnina è ricco...
— Tanto meglio...
— Ed io sono povero, ed avrò l'aria di fare un buon negozio, sposandola; e poi chi sa se egli non si arrenderà di mala voglia alle nostre nozze...
Il dottor Parenti lasciò penzolare le braccia lungo i fianchi e fece una smorfia così grottesca, che fu impossibile non ridere.
— Lasciami stare, è atroce, è atroce; quando ad un galantuomo si dànno di questi colpi sullo stomaco, gli si dice almeno: «guardati.»