E finalmente apre gli occhi, guarda, sorride, e lagrima di nuovo senza dir nulla; e quando, passato un tempo lungo, che par brevissimo, in quella muta contemplazione, schiude le labbra per parlare, un bacio lungo, insistente, quasi autorevole, gli impone silenzio, ed una vocina sommessa e dolce come una musica gli mormora all'orecchio:
— Dormi ora, è tardi, babbo mio.
Babbo mio!
Ma il poveretto non ode, ha bisogno di sentire un'altra volta quella voce e quella parola, e se la fa ripetere; e venuta l'ora dell'ultimo bacio e dell'ultima raccomandazione, finge di ubbidire, e quando la lunga veglia ha chiuso finalmente gli occhi della fanciulla, riapre i suoi clandestinamente, si rizza sui gomiti, come suol fare ogni notte, e guarda amoroso la propria figliuola e le domanda «perdono, perdono, perdono» a bassa voce, così che l'oda solo l'orecchio vigile della propria coscienza pentita.
E più non piange.
XLIV. I MILIONI DI MAURIZIO.
È un buon spirito quello che ha indotto Mario a frenare l'impazienza fin presso al mezzodì, ed a recarsi prima di quell'ora in casa di Maurizio. Poco fa l'infermo dormiva, ed ora invece padre e figlia parlano appunto di lui.
— Lo ami tanto?...
— Tanto.
— E t'ama?