— Lo vedrà, disse il direttore dopo alcuni istanti di affannoso silenzio.
— No, no, io non reggerò al suo sguardo.
— Egli non vedrà lei, non deve vederla; la sua malattia non è di quelle a cui un'improvvisa commozione possa dare un felice avviamento; anzi potrebbe accadere il contrario; bisognerà prepararlo prima... ma lei sì, può vederlo e lo deve...
Ed unendo l'atto alle parole, sonò il campanello.
Serena lasciò fare, sbigottita, e volse il capo da un'altra parte per non farsi scorgere dall'inserviente accorso subito alla chiamata. Il direttore si levò, mosse incontro al nuovo venuto e gli parlò all'orecchio. Rimasero un'altra volta soli; Serena tremante da capo a piedi, collo sguardo fisso nella propria sciagura, il signor Fulgenzio ritto accanto a lei, commosso più che non lasciasse parere.
Poco stante il direttore toccò lievemente la spalla della donna, la quale a quel contatto diè un sussulto e balbettò: «non ancora, non ancora.»
Poi, volgendosi al vecchio, lo interrogò con uno sguardo pieno d'angoscia. Il signor Fulgenzio andò alla vicina finestra che metteva nel cortile, ne aprì le vetrate, lasciò socchiuse le persiane e guardò attraverso il vano; poi si volse e disse melanconicamente: «eccolo!»
Serena rispose con un gemito, ma non si mosse; il direttore le venne presso stando in un silenzio discreto, quasi carezzevole.
— Com'è? mi dica se sta bene, che fa, se sospetta nulla, se guarda da questa parte...
E in così dire si sollevò dalla seggiola, ed abbrancandosi con una mano all'omero del vecchio fece due passi e si trovò innanzi alla finestra.