Ma Donnina le si è accostata, le ha sorriso, ha posto il visino soave così presso alle sue rughe, che non ci è più verso di tenere il broncio — e la pace è fatta, con un bacio.
— Oh! sospira allegramente il signor maestro rizzandosi sulla seggiola; ma uno sguardo severo della sua compagna lo ricompone.
— Volevo andare in collera; non è possibile; hai una certa maniera di guardarmi, di sorridermi! Chi ti ha insegnato a guardare ed a sorridere a questo modo? Ma non credere d'averla passata liscia... oggi è Natale, ma domani mi sentirai.
— E perchè non oggi? Che cosa ho fatto?
— Hai fatto... nulla, hai fatto! Hai fatto che da ieri sei più mesta del solito... Ecco, perchè vuoi che lo dica, l'ho detto...
— Teresa, osserva con accento dolcissimo il signor Ciro, temendo che le parole della moglie abbiano turbato la sua creatura, Teresa teme...
— Non temo, sono sicura. Ma già la signorina dirà che non è vero, e lo dirà con una maniera così schietta, che me lo farà credere...
— Ebbene, sì, risponde Donnina dopo di aver meditato un momento, ieri ed oggi ho avuto ragione di essere più mesta, ma credevo di non essermi fatta scorgere.
Il signor maestro non si frega più le mani, non si piega sul focolare, ma si drizza sulla seggiola di cuoio, la spinge dietro di sè con una mano e muove un passo verso la giovinetta senza più badare alla consorte, la quale, più lesta, ha preso le mani di Donnina nelle sue, se l'è tirata vicino e l'interroga con uno sguardo che non ha proprio nulla di severo.
— Una fantasia, sapete, una sciocchezza, dice Donnina cercando di sorridere, mi è parso di vedere una persona che non ho più vista da molti anni...