Si arriva; il signor Fulgenzio apre lo sportello; una donna è con lui, pallida, cogli occhi smarriti, ma senza lagrime.

— Mia moglie... dice il professore ed ha quasi l'aria di fare una domanda.

— Vostra moglie.

Il professore si fa innanzi due passi, e saluta con un garbo tutto suo.

— Come sta, signora? Bene? Ne ho tanto piacere... anch'io, grazie.

Serena è forte, non piangerà, ha promesso di non far vedere le sue lagrime, che le ricadono ad una ad una sul cuore.


Vengono giorni più lieti. Mario è diventato il dottor Mario e nulla più si oppone a diventar sposo di Donnina. «Gli manca la pratica,» dice lui. «Ma per fare il marito, risponde il dottor Parenti, la pratica non è necessaria, per fare il medico ti rimane tempo; e finchè te ne stai colla teorica avrai la coscienza netta; la teorica è innocentissima, te lo dice un uomo... che ha pratica.»

E viene il giorno in cui i naturali di A*** leggono sull'albo municipale i nomi e le qualità di Camilla (Donnina), nubile, e di Mario (Ognissanti) celibe, dottore in medicina, appaiati col più bel rotondo del segretario comunale, e finalmente gli sponsali e le nozze, due cose che fanno con giudizio un giorno solo.

Donnina fin dalla vigilia ha provato la veste bianca di sposa, e s'è mostrata in quell'acconciatura al babbo, a maestro Ciro ed a mamma Teresa; ad Ognissanti no, chè non era ancora il momento. Ma la notte misurata da mille fantasie gioconde, sorride a tante impazienze e se ne va veloce; e giunge l'alba serena che schiude le porte dell'avvenire sognato... Eccoli nelle braccia l'un dell'altro, eccoli sposi, eccoli uniti per sempre. Per sempre. La cara minaccia!