Quanto al contratto di nozze, la quistione dotale diede molto da fare al notaio, il quale prima di sottoscriversi colle parti, come di prammatica, ed apporre la impronta del suo tabellionato, non dovette numerare meno di 12 paragrafi da capo. Il signor Fulgenzio faceva donazione ai due sposi in comunione di beni della somma di 30,000 lire (dico trentamila) in cedole del Debito pubblico; Maurizio, radunando le reliquie delle proprie ricchezze, faceva alla figlia una dote di lire 16,000 (dico sedicimila) in titoli della Banca Nazionale, e maestro Ciro aumentava la dote aggiungendovi lire 4600 (dico quattromila e seicento) in libretti della Cassa di Risparmio di Milano.
Senza dire che Maurizio faceva conto di lavorare e di far vita comune coi figli, e che Mario intendeva, fatta la pratica, di bastare ai bisogni della sua nuova famiglia; in tutto una ricchezza da Cresi; più l'amore infinito e la stima profonda.
Quello fu un bel giorno! Domandatelo a mamma Teresa se quello fu un bel giorno! ed a maestro Ciro, il quale per l'occasione straordinaria aveva messo un cappello nuovo a staio! Peccato che al mezzodì piovesse un momento, e che, cessata la pioggia, quando l'ottimo maestro Ciro ed il suo cappello si fidavano bonariamente, le gronde di Milano facessero il tiro di lasciar cadere goccioloni pesanti come tegole, e dove?... proprio sul cappello nuovo di maestro Ciro, quasi volessero sfondarlo!... Ma tanto tanto, provate a domandargli se quello fu un bel giorno!...
E il tempo fugge a Camilla e Mario che si amano...
Una notte giunge un triste messaggio dal paesello; la mamma Teresa sta male assai, vorrebbe abbracciare le sue creature. E come è l'alba, i due sposi partono.
Maestro Ciro è sul limitare, ha udito il rumore delle ruote nella via maestra ed ha indovinato che erano essi, e li aspetta per avvertirli che mamma Teresa dirà molte stravaganze, non le pongano mente, non si affliggano invano; non è vero che ella stia per morire, egli lo sa, non è vero. Mamma Teresa si ostina a dir di sì, ma finirà col far di no, come ha sempre fatto.
Ma così dicendo il povero maestro Ciro ha gli occhi gonfi di lacrime che non vogliono uscire, ed il petto travagliato da un singhiozzo represso.
Mamma Teresa è nel lettuccio, un po' abbattuta, un po' più scarna e più ossea del consueto, ma conserva negli occhi una luce ribelle, e le rimane tanta forza da sorridere e tanto senno da allontanare il marito con un pretesto, per rimanere sola con Donnina e con Mario. Allora si rizza sul guanciale, bacia tremando per commozione le guance della fanciulla inumidite di lagrime, e dice carezzevole:
— Non ti ho visto molte volte piangere; ebbene no, non bisogna piangere..., che ci è da piangere? avrei forse da vivere in eterno? E poi è tempo che qualcuno porti lassù le buone novelle, e vada a dire a tua madre, Donnina, ed anche alla tua, Mario, che voi vi amate e siete felici... andrò io... Solo mi affanna il lasciare quel fanciullone di maestro Ciro: così come lo vedete, è un fanciullone, ed ha bisogno d'essere curato molto, perchè egli non si cura niente affatto; a te tocca, Donnina, gli farai da mamma.... Eccolo che ritorna.... non gli dite che io morrò questa sera, non glielo dite; ci soffrirebbe troppo, e tu asciuga le lagrime e sorridi...»
Maestro Ciro entra col passo leggiero e l'occhio fisso come un fantasma. Mamma Teresa lo guarda con un lungo sguardo che pare una carezza, poi chiude gli occhi e sembra dormire...