Ancora il Natale!

Ancora il sorriso che illumina le rughe della vecchiaia, ancora i confetti ed i balocchi che empiono di tante fantasie gioconde lo testoline dell'infanzia; ed ecco il cortile ingombro dai mucchi di neve, ed i diacciuoli delle gronde che aspettano un raggio di sole dal cielo annuvolato; ed ecco, la voce dell'enorme orologio brontola il mezzodì, la processione dei pazzerelli attraversa il cortile e s'avvia alla sospirata mensa comune; ed ecco il saluto di Olimpia dalla finestrella. E poi l'immenso silenzio, la pace immensa.

Entriamo nella casa del signor Fulgenzio, già così melanconica, ora tanto lieta... Laggiù, in fondo, come raccolta in sè stessa, perchè l'eco della festicciuola non esali di fuori, è una mensa imbandita ed un focolare in cui arde un fuoco patriarcale, ed intorno a quel fuoco le ciancie di quattro uomini e d'un patriarca vero — maestro Ciro. Sì, maestro Ciro, che è venuto a fare una casa sola cogli sposi novelli, con Maurizio e col signor Fulgenzio...

Per quelle stanze paurose, già misurate dai passi solitarii del padre dei pazzerelli, ora è un continuo via vai che mette allegria.

Negli angoli oscuri, ognuno dei quali aveva un brutto fantasma, se ne stanno rannicchiati sereni e vispi spiritelli, amici di casa, e le pieghe delle cortine non scendono più come lunghe rughe di faccio imbronciate; dov'era la tetra, uggiosa solitudine del cuore, ora è una brigatella di affetti che si raduna intorno agli sposi novelli.

Oggi è Natale; ed a quella brigata si è aggiunto l'affetto sincero dell'amico, il cuore tanto fatto, il perenne sorriso e gli occhi dardeggianti del dottor Parenti. Fa freddo fuori di casa; ma, curvi dinanzi al focolare, quei cinque volti sereni, come lambiti dai rossi bagliori della fiamma, spiranti in vario modo le tepide esalazioni d'una stessa gioia, provano che fa caldo in cuore! E quando tace per poco la ciancia, ecco giunge all'orecchio l'allegra squilla di due voci che si avvicendano e di due risate che si confondono... Donnina ed Olimpia dànno mano a Semplicetta perchè affretti... perchè si ha appetito.

«Ah! se mamma Teresa non si fosse ostinata! pensa maestro Ciro, o se almeno potesse tornare un istante, e rizzargli innanzi, là, in quel vano, quant'era lunga e formidabile, ed ancora una volta lo minacciasse, tenendo alta la mano che dava tanto spavento!...

Ma no, non è ora di melanconie; a che giova piangere? Ella non se ne è già andata per sempre, è solo arrivata prima, aspetterà...

E, pensando a questo, maestro Ciro si curva a guardare la bragia perchè nessuno veda la lagrima solitaria che gli scende nel solco d'una ruga profonda.

Ma no, non ò ora di melanconie; ecco, il sole ha vinta la partita, si affaccia tra nugolo e nugolo e manda un raggio curioso nella stanza.