— Donnina! dice la nota voce, rotta dall'ansia, Donnina! Che tu sia benedetta per questa immensa felicità che mi dai! Parlami, ho bisogno di udire la tua voce, ho bisogno di sentirmi chiamare per nome come io ti chiamo: Donnina mia!
— Mio Ognissanti! risponde la fanciulla commossa, mio Ognissanti!
Ma non sa dir altro.
— La riconosco! questa è la musica che io sognava, la tua dolce voce di fata. Non sapevo come fare per venirti innanzi e dirti: «Donnina, guardami in volto, sono il tuo fidanzato.» Oh! qual dolere se tu non mi avessi riconosciuto!
Donnina non risponde; non le pare di aver nulla a dire che già non dica la sua presenza in quel luogo. Ma il suo silenzio è più eloquente d'ogni parola.
— Ho avuto paura che tu diffidassi di me e del tempo passato, e che potessi credermi mutato ed attribuirmi intenzioni perverse.
— Il passato è come un sogno lungo, e il ridestarsi lo cancella; questo momento compendia per me sei anni, Donnina tua è come l'hai lasciata.
— E non hai paura di me?
— Paura di te! E perchè dovrei aver paura di te? Ti ho aspettato e sei giunto; il mio cuore batte forte, ma non ho paura.
— Ah! non hai visto il mondo, tu!