— E tu l'hai visto?
— Ti parlerò di me un'altra volta; ora potremmo essere scoperti; avevo bisogno di sapere che tu vuoi essere mia, che tu sei rimasta mia, che non hai cessato un istante di pensare al nostro giuramento. Ripetimelo.
— Non sarei qui se fosse altrimenti.
— È vero, prosegue la voce affannosa. E avevo anche bisogno di dirti che t'amo, che t'ho sempre amata, che lontano da te, te sola ho posto in cima ai miei pensieri, e che in tutto il tempo passato non ho sospirato ardentemente altro giorno che questo. Lo credi?
Donnina non risponde. L'altro ripiglia a dire soffocando un gemito:
— Te lo giuro su ciò che gli uomini hanno di più caro, sopra la disgraziata che fu mia madre e ch'io non conobbi!
Donnina manda un lieve grido.
— Me lo credi ora? insiste Ognissanti.
— Te lo credo.
— Grazie! Ti dirò poi come non mi sia riuscito di rivederti prima d'oggi, di ritrovare le tue traccie smarrite, di riannodare il nostro amore reciso. Ti dirò come io ti abbia pianto perduta, non di te dubitando, ma del destino; ti dirò quello che la mia anima ha crudelmente sofferto fino ad oggi; ti dirò tutto; ora non interrogarmi, è tardi, e se qualcuno mi vedesse qui, in quest'ora, non risparmierebbe la tua innocenza. Io so come sono fatti gli uomini!