— Tu non mi domandi di... mio padre, di mia madre...

— Le ho viste con te alla messa, le buone creature!.... So che ti amano e che tu le fai felici...

— E tuo... padre?

La voce del giovine non è ratta a rispondere; nè la siepe può soffocare così un gemito, che non giunga all'orecchio di Donnina. La povera fanciulla comprende.

— Tu sei solo nel mondo?

— Solo, risponde Ognissanti come a malincuore, solo fino ad oggi; ma in avvenire non più, perchè ti ho ritrovata, e sarai mia. Ora addio...

— Aspetta, dice Donnina obbedendo ad un impeto del cuore; non posso lasciarti partire così! Saperti solo forse, ramingo, infelice, e rimanermene qui, ignara del tuo destino...

— Il mio destino è lieto, perchè è il tuo destino. Avrai mie notizie presto, saprai tutto, ora non chiedere altro, ti fida...

— Oh! sì, mi fido, non ti domanderò nulla, ma voglio vederti in viso, e leggere negli occhi tuoi che non sei un infelice. Aspettami...

E senza aggiungere parola, Donnina attraversa l'orticello, accende un lume, entra nella scuola ed apre senza far rumore l'uscio di strada.