Chi le dà quel coraggio? Non lo sa, non lo domanda neppure, ella compie tutto ciò come chi si sente d'obbedire ud un dovere.

Ognissanti ha appena avuto il tempo di scostarsi dalla siepe e ritrarsi nell'ombra, ed ecco vede la porticina socchiusa ed un volto angelico incorniciato nel vano. Il desiderio non è più ratto. — Ognissanti è presso alla fanciulla. Ma tutta la baldanza che spirava dal suo linguaggio è svanita; conviene che la mano di Donnina lo tragga come un fanciullo dalla soglia che egli non sa determinarsi a varcare.

La debole luce del lumicino rischiara un'epopea: il pallore di due giovani volti, due sguardi che sfavillano, due mani che si stringono.

Ognissanti non dice parola; un sorriso di Donnina, una stretta di mano più tenace lo avvertono che sta per isvegliarsi, che la visione sta per sparire — ed egli protende innanzi le braccia come per trattenerla ancora un istante.

— Addio, dice Donnina, addio; ora sono contenta.

— Come sei bella! come sei bella! mormora il giovane, non sapendo risolversi ad abbandonare la manina della fanciulla.

— Se hai un segreto, aspetterò che tu me lo confidi, e se mi toccherà aspettare molto... aspetterò... Addio.

— Come sei bella! come sei bella!

Quando la porta si richiude, ed il leggiadro fantasma svanisce, e ogni luce si spegne alla finestra, Ognissanti fissa ancora l'occhio nel buio e ripete: «come sei bella!»

È un silenzio profondo; per l'unica strada di A.... non si ode una pedata umana; solo dalla porta socchiusa dell'osteria della Salute esce ad ora ad ora un rumore di voci avvinazzate, e l'orologio della chiesa batte nove ore.