Cinque minuti dopo il giovinetto, ebbro della sua gioia, corre all'impazzata lungo la via maestra.
Le nere nuvole lo inseguono, il vento gelido lo involge, rubando alle siepi ed ai gelsi larghe falde di neve che sparpaglia in pioggia di brina sopra il suo capo...
V. IN CUI SI SPEGNE IL LUME E CI SI VEDE PIÙ CHIARO.
Donnina si fa leggiera come una piuma nel risalire le scale, e rivede la propria cameretta che non le è mai parsa così piccina come ora. Come farà a contenere la sua immensa felicità?
Si guarda intorno; la finestra è ancora aperta, e fa un gran freddo; bisogna chiuderla; si accosta, si appoggia senza avvedersene al davanzale come poc'anzi, e spinge lo sguardo nel buio, poi chiude a malincuore e si guarda un'altra volta intorno. Com'è piccina la sua cameretta!... Ma perchè il lume si trova sul cassettone e non sul tavolino di mezzo? Ella si ricorda benissimo di averlo lasciato sul tavolino di mezzo! Si ricorda proprio benissimo?... Potrebbe averlo posto sul cassettone prima di scendere le scale, anzi le pare.... no.... l'ha lasciato sul tavolino di mezzo.... no.... l'ha posto sul cassettone... Ha perduto la testa, la poverina! Bisogna andare a letto, dormire, acquetare nel sonno quella ridda di fantasmi che le passa in mente! Ma che leggiadri fantasmi! Che piacere nell'abbandonarsi tutta alle memorie e risalire la facile corrente della vita! No, è tardi; ecco, battono le nove; e a quest'ora di solito ella sogna.... Ma i cari sogni che si fanno ad occhi aperti!
Non ci è verso; finchè non chiude l'usciolo, finchè non si caccia nel lettuccio, e non spegne il lume, non le riuscirà di serenarsi.
Ecco fatto; il silenzio è profondo, la tenebra fitta — bisogna dormire.
Per un momento tutte le belle fantasime si confondono, come ad un soffio gli atomi dell'aria; è il caos, ma a poco a poco apparisce un'immagine distinta, chiara e bella innanzi agli occhi, nè vale il chiuderli ed il tenerli stretti, chè tanto tanto la vede. Bisogna voltarsi sull'altro fianco; ma la bella immagine fa il giro del lettuccio ed apparisce tal quale.
È l'immagine d'Ognissanti, è il suo pallido volto, è il suo dolce sorriso, la sua melanconica estasi, il suo sguardo innamorato. Come è bello!
Per un istante Donnina dimentica la lotta, guarda quel fantasma e cerca di ricomporlo intero alla mente e di dargli la vita che gli manca; poi si avvede, e si volta ancora sul lettuccio — bisogna dormire.