— Hai dormito bene, babbo?
— Benissimo, grazie.
La voce infantile tace, ed il signor Jacopo passa oltre, tirandosi dietro la più bizzarra creatura che si possa immaginare. È un vecchio curvato, assottigliato, rimpicciolito dagli anni, ma tuttavia alto più del comune; ha capelli bianchi, cadenti in ciocche arruffate sulle spalle, e cammina a piccoli passi saltellanti, sforzandosi evidentemente di dare ai suoi modi un'apparenza bambinesca. Il viso scolorito e scarno ed il corpo mingherlino lo fanno somigliare ad una gigantesca pergamena. — Non domandate la storia di questa pergamena vivente. Non chiedete quali avvenimenti ha enumerato il cuore di questo uomo in settant'anni. E sono proprio settanta? Poi che egli se n'è dimenticato, poi che il suo cuore non invecchia, può essere che la canizie mentisca. Se i fanciulli sono prima di tutto creature ingenue ed innocenti, mastro Paolo è il miglior fanciullo che noi conosciamo; e nessuna volgare considerazione ci tratterrà dal chiamarlo Paoluccio, come egli vuol esser chiamato.
Il signor Jacopo e Paoluccio formano un contrasto piuttosto bizzarro, come ognuno può immaginare, e nondimeno le molte persone radunate in quell'ampia sala non sembrano darsene alcun pensiero, e continuano a seguire con raccoglimento le fasi d'una partita di carambola, giocata con molto maggior gravità che di solito non se ne richiegga per simile occupazione, da due atleti fatti più formidabili dalla rivalità.
Oltre il cerchio compatto che si stringe attorno al biliardo è uno spazio vuoto, con panche e tavolini lungo le pareti, e nel mezzo una stufa enorme. Qui ritroviamo alcuni volti curvi sopra i giornali della vigilia.
— Badi, dice uno levando gli occhi furbi dal giornale, per guardare maliziosamente il signor Jacopo e Paoluccio, i quali si scaldano in silenzio accanto alla stufa, badi alla faccia di mastro Paolo; che cosa ci legge lei?
— Nulla, risponde il vicino spalancando due occhietti grigi attraverso i vetri degli occhiali.
— La natura le ha posto gli occhi in fronte per burla... si capisce... non fu che un pretesto per farle portare gli occhiali, anzi gli occhiali sono un pretesto trovato bene per far credere che gli occhi ce li ha.
— Ce li ho, ribatte l'altro, levandosi gravemente gli occhiali e passando una mano sugli organi calunniati, come per accertare la cosa.
Il calunniatore sorride in aria compassionevole, e si affretta a confortare il suo vicino assicurandogli che ha voluto fare una celia: poi ritorna alla prima indagine.