— Dilla pur forte la parolaccia che pensi; ti ho spiato, certo ti ho spiato; è la prima volta che l'insonnia mi serve a qualche cosa, perchè almeno ho potuto esserle vicina, e proteggerla senza che la signorina si avvedesse, mentre dava ascolto alle frasi di zucchero di quei bellimbusto.

Questa volta Donnina non sa più contenersi e si butta singhiozzando nelle braccia della mamma.

— L'hai fatta grossa! l'hai detto tu stessa, prosegue la vecchia cercando di dissimulare il tremolio della voce commossa, l'hai fatta grossa; ma almeno sei ancora in tempo a riparare, a dimenticare, ed apprezzare per quello che valgono le scipitezze dei damerini della città.

— Ognissanti non è un damerino, non è un bellimbusto, dice Donnina, sollevando il capo ed asciugando le lagrime per dare maggior valore alla sua protesta.

— Non è, non sarà... che ne so io del tuo Ognissanti? Ma i suoi panni non m'ispirano fiducia; come fa egli, che non aveva la croce di un quattrinello in tasca, ora che gli è morto il babbo, come dice... vedi bene ch'io so tutto! come fa a vestire gli abiti smorfiosi della città? Già tu non ti sarai nemmeno accorta, tu!

— Al contrario mi sono accorta benissimo.

— E dici?

— E dico che non ne so nulla, ma che Ognissanti mi vuol bene, che se è venuto a ripetermelo dopo sei anni, non può avere che buone intenzioni...

— Ti ha forse detto qualche cosa di ciò che fa, di ciò che pensa di fare?

— Nulla, ma mi ha detto che sarà mio.