— Se non ti si è detto, è perchè probabilmente ci avresti trovato mille malanni.
— E sa Dio se ce n'erano; quel povero vecchio affaticato tanto a profitto di...
— D'uno che, quando ci disse addio per andarsene non so dove, baciò piangendo la mano del vecchio maestro, il quale piangeva anch'esso...
— Non ci mancava altro, farmelo piangere...
— Fu un triste giorno, prosegue a dire Donnina; ma a me non è mai uscito di mente. Era venuto a dirci addio, e mi salutò sebbene mi avesse detto di trovarmi verso il tramonto nel praticello del trifoglio, per l'ultima volta. Mi volò un'ora con lui senza quasi parlare; i due anni che avevamo passati amandoci ci avevano congiunti come se ci fossimo sempre voluti bene; ne avevamo fatto di bei castelli, di bei propositi! Destarci così, dopo tanti sogni, ci pareva impossibile; non credevamo alla sorte; e pure era inesorabile: il domani all'alba egli doveva partire per lontani paesi. Perchè? Nessuno poteva dirlo, Ognissanti nemmeno; il vecchio babbo, le cui faccende erano andate a male dal dì che aveva perduto la moglie e i figli, si era messo in capo che la fortuna fosse fuor del paese e che bisognasse andarle dietro, e non ci fu modo di trattenerlo. Così diceva Ognissanti. E piangeva. Poi mi accarezzava i capelli, stringeva la mia testa e mi domandava se sperassi nell'avvenire. Io sì, sperava; non sapevo dire perchè, ma avevo più forza di lui, piangevo, ma non disperavo. Mi fece giurare di volergli sempre bene, di pensare sempre a lui, di serbarmi per lui; giurai; egli giurò altrettanto, e quando fu l'ora di separarci io per la prima lo baciai in fronte stretto stretto; tornai a casa col cuore gonfio. Al mattino uscii sperando in una determinazione improvvisa, in un ostacolo impreveduto che avesse fatto differire la partenza; il cuore mi batteva così forte, che ero quasi sicura di non ingannarmi. M'ingannavo. Ognissanti aveva lasciato il paese. Fu allora che io compresi tutto lo strazio della separazione. Fu allora che, presami in disparte, tu mi chiedesti che cosa avessi, e ti dissi che ero molto infelice, e piansi tanto tanto sulle tue ginocchia! Il tempo ed il mio silenzio ti fecero più tardi credere che avessi dimenticato, ma non era vero.
— Mi hai ingannata.
— Te lo meritavi, perchè ti avevo sentito dire col babbo che era una fanciullaggine, e che mi sarebbe uscita subito dal capo. Il babbo no, non mi diceva così...
— Il babbo, il babbo, sempre questo tuo benedetto babbo! Non conto più nulla io? Via? Hai finito ora?
— Ho finito.
Mamma Teresa non vuol parere, ma dentro di sè è scossa nelle sue opinioni; le pare che quell'Ognissanti qualche cosa di buono ce l'abbia, che questo ritorno dopo sei anni, significhi, se non amore, almeno proposito onesto e virile. Le pare, ma non vuol dirlo, perchè ci sono in aria tanti ma da porre in fuga il più agguerrito esercito di belle speranze messo in armi da una testolina di diciotto anni.