Chi era il banchiere Redi?
Alla Borsa una potenza, fuori un'incognita. Al caffè si parlava meno di lui che dei suoi cavalli e delle sue cene; chi aveva visto la sua enorme bocca ridere stupidamente entro la cornice dei favoriti biondi, od aveva scandagliato i suoi due occhioni attoniti che gli uscivano dal capo, lucenti come due scudi di zecca, ma senza maggior espressione, costui aveva, a dispetto dei quattrini e della fortuna, un lontano sospetto ch'egli fosse uno scimunito; ma i più, partendo dalla massima sacrosanta non poter essere scimunito chi abbia l'arte di ammucchiare i napoleoni d'oro o di spenderli, asserivano che quella sua aria inebetita era un sublime artifizio della natura, ed il riso fatuo e lo sguardo bonario, la quintessenza della furberia e dell'accortezza. «Il suo segreto, il segreto dei grandi della sua fatta, si diceva, è appunto questo: che tutti si fidano, ed a tutti vien voglia di gabbarlo, e tutti restano gabbati.»
Una sola cosa non gli si perdonava nemmanco da chi divorava le sue cene, ed era l'aver pensato a fissare i due lucernarii che portava in fronte sopra il volto angelico della vedova ricca e bella, la quale faceva girare il cervello perfino a quanti godevano riputazione di non averne punto. Pensate un volto candido come l'alabastro, due occhi profondi e neri, una capigliatura copiosa e bruna che scendeva a ricci inanellati, con un vezzo infantile, ed una bocca tutta sorrisi, con un picciol neo sull'orlo del labbro superiore. Pensate un collo fatto al torno, un corpo modellato come quello d'una Venere, forse un po' piccino, ma svelto, agile, pieno di eleganza e di fascino, due manucce da fata, due piedini da adorare in ginocchio! Tutte queste leggiadre cose, ed altre più leggiadre, gliele avevano dette cento volte i suoi adoratori, i quali, per quanto s'ingegnassero di variare il frasario, non vi riuscivano così che la furba non se ne avvedesse e non beffasse colla miglior grazia di questo mondo i diplomatici della sua corte.
Gli aveva ridotti a tale, i disgraziati, che i più abbandonavano l'assedio per mancanza di munizioni da guerra. E dite voi quanto dovesse parer burlesca la fiamma d'un banchiere Redi, con due occhioni tondi, da spiritato, ed una bocca che si apriva come una voragine e si chiudeva non lasciando sulla faccia carnosa altro che una lunga cicatrice trasversale, con due favoriti di stoppa, e coi capelli spartiti sulla nuca ed appiccicati dietro le orecchie e sulle ossa parietali, come due larghi cerotti.
Immaginate questa testa sopra due spalle tozze, sorrette da due gambe esili, e le gambe terminate da due piedi enormi... e dite se la signora Serena dovesse ridere di quell'ultimo trofeo delle proprie vittorie.
Dapprima non si era voluto credere, ma bisognò poi arrendersi all'evidenza: il banchiere Redi metteva in opera tutte le seduzioni del suo sesso per arrivare al cuore della bella creatura dell'altro. Non fu mai visto un banchiere caracollare con tanta grazia, nè un uomo rotolare giù dalla cinquantina più a malincuore. I polsini della sua camicia presero proporzioni inusate, il taglio dei suoi abiti sfidò l'eleganza del figurino, ed i cerotti che portava in capo divennero il ritrovo di tutte le essenze più irresistibili. La sua vita divenne una continua cavalcata, e per farne il prossimo convinto non si lasciò più cogliere fuori di casa senza gli speroni, e non si permise più di gesticolare se non collo scudiscio. Alla Borsa quanti si erano attaccati al carro della sua fortuna, veneravano anche questo capriccio; quelli che erano stati rovesciati dalla sua corsa trionfale, nella foga del maledirlo, non si avvedevano di nulla. Ma al caffè era ben altro; le teste fine del luogo, gli occhi non ce li hanno solo per portare l'occhialetto, e ci vedono chiaro, ed alla fregola del banchiere avevano dato il nome che si conveniva...
Ma un dì si seppe che la sirena vedova sembrava accogliere, senza ridere, l'incenso del banchiere; fu argomento inesauribile. Il vecchio quesito dell'origine del Creso divenne nuovo; il suo abito silenzioso trovò interpreti benigni; il sorriso stupido commentatori più accorti, i quali ci videro di repente una scintilla nascosta. «Perchè, si diceva, come credere che una donna giovine, bella, ricca e piena di spirito pigli sul serio il culto d'uno sciocco... se fosse proprio uno sciocco?»
«Non lo piglia sul serio» rispondeva uno.
«Non è uno sciocco» ribatteva un altro.
«Vedrete che se ne beffa» pronosticava un terzo.