Tutte queste affermazioni e profezie si facevano in un caffè molto riputato, da un paio di dozzine delle teste meglio pettinate di Milano.
VIII. LA CORTE DELLA SIRENA.
Fra tanti che ambiscono l'onore d'essere presentati alla Venere della giornata, io scelgo chi legge, sol ch'egli voglia darsi la pena di seguirmi.
La leggiadra vedova abita in uno dei quartieri più eleganti della città, in una delle case meglio costrutte, al primo piano, un quartierino di cinque o sei stanze in tutto, un vero paradiso maomettano, dove si respira un'aria corretta e migliorata dai più squisiti profumi e si vede una luce vaporosa e fantastica che sfuma i contorni delle cose e dà alle persone una somiglianza di famiglia colle visioni de' sogni.
Il salotto è un prodigio del genere; colle pareti tappezzate di seta azzurra e cogli stipiti dorati, in cui si riflette la luce di tutti i colori che passa attraverso i trasparenti, colla vôlta in cui è una processione di amorini di stucco che s'inseguono arrampicandosi a ghirlande di fiori pure di stucco, ha l'aspetto d'un piccolo tempio preparato a riti misteriosi. Un ricco tappeto pseudo-orientale attutisce i passi del visitatore, e due enormi specchi, collocati uno rimpetto all'altro, ne moltiplicano all'infinito le sembianze. Tutto ciò si vede alla prima; quando vi siete seduti sopra i larghi seggioloni di velluto azzurro con borchie e frange d'oro, vi apparisce un mondo d'inezie a far nuova testimonianza del lusso, dell'eleganza e del buon gusto. Nel vano delle finestre, da piccole cestelle di giunco dorato, pendono i festoni verdi di certe crassulacee e dell'edera, e sopra appositi tripodi gran vasi di porcellana miniata alimentano splendidi caladii dei più vaghi colori. Sui tavolini è sparso un infinito numero di ninnoli, album da ritratti che, aprendosi, vi cantano una strofetta, vaschette di cristallo colle loro famiglie di pesciolini rossi, lampade, paralumi, libri, la cui rilegatura paga dieci volte il valore del contenuto. A tutto ciò gettano dalle pareti uno sguardo sbadato quattro tele raffiguranti le virtù cardinali. Sono quattro belle virtù, molto vezzose, molto espressive, molto tentatrici e molto ignude, le quali sembrano aver spogliato insieme cogli abiti ogni rigidità, ed essersi acconciate, per mortificazione, a rallegrare il rito d'una suprema virtù amorosa, che è l'abitatrice del luogo.
Non certo per dar tempo a chi aspetta di vedere tutto ciò, la leggiadra vedova si fa sospirare, perocchè chi aspetta ha avuto tempo di ammirare due volte tutti gli oggetti ammirabili e di farne l'inventario con crescente stupore. Chi aspetta è uomo che di poco ha passato la trentina, bello del volto, della persona e più degli abiti. Immaginate la splendida uniforme di luogotenente del reggimento delle Guide, già per sè stessa seducentissima, fatta più seducente e più elegante dalla suprema disinvoltura di chi la indossa e dalla bizzarra armonia dei colori delle pareti o dei mobili. Il giovane luogotenente si è seduto sopra un seggiolone e si è lasciato andare sulla spalliera senza complimenti, ha posto la sciabola fra le gambe ed è passato di meraviglia in meraviglia guardandosi intorno; ma siccome il tempo se ne va e nessuno viene, ed i suoi pensieri non bastano a quell'ozio, ha preso un album dal tavolino e ne ha sfogliato le pagine ad una ad una, intanto che il docile filarmonico nascosto fa eseguire dalla sua orchestrina una pastorale svizzera. Alle ultime note della pastorale si apre finalmente una portiera, ed apparisce qualche cosa di vaporoso somigliante meno ad una donna che ad una divinità evocata da quella musica. Il bel guerriero si rizza in piedi, depone l'album, afferra la sciabola con una mano; fa un saluto mezzo borghese mezzo militare coll'altra, e muove un passo verso l'apparizione.
— Cuginetta, mi hai fatto fare trentatre minuti e dodici secondi di anticamera.
Il tono di voce con cui l'amabile luogotenente pronuncia queste parole, il sorriso di compiacenza che gli sta sul labbro, e l'atto cavalleresco, ma compassato, dicono molte cose, e prima di tutto ch'egli è stupito di quanto vede, e poi che alla sua volta si aspetta legittimamente di cagionare alla bella un magnifico stupore. Ma la bella lo guarda senza commuoversi, gli porge la mano esaminando nello specchio la propria acconciatura, e dice con un'indolenza adorabile:
— Sei venuto trentatre minuti e dodici secondi troppo presto.
— Ecco un bizzarro complimento in bocca d'una bella cugina che non si vede da un anno.