— Se mi pare! interrompe cattedraticamente il professore, se mi pare! Ma ci è ben altro che mi pare! E prima di tutto ci è che mastro Paolo ha messo fuori la scarpetta, un demonio di scarpetta, che se non fosse scarpetta potrebbe essere una barca...

— Proprio?

— Proprio.... e contenere una mezza dozzina di barcaiuoli, a due remi, in tutto dodici remi, senza contare il timoniere.

— È curioso.

— È vero.... In secondo luogo ci è che la scarpetta deve avergli fornito le pasticche di menta per tutto il mese, a masticazione continua; ed eccolo appunto che incomincia.

— È vero.

— È curioso.... questo sì, reverendo, è curioso; in tutta la sua diocesi lei non incontrerà mai una creatura più curiosa di mastro Paolo. Quale stravaganza, con quel paio di carnovali sulla coscienza, essersi posto in capo di essere un bambino svezzato da poco!... Oh! perchè non addirittura da latte?

Il reverendo sembra meditare sul quesito e trovarlo insolubile; il professore continua:

— È proprio una pazzia bizzarra, non è vero? Ma io domando: è mai possibile essere pazzi a tal segno? Un gramma di pazzia tutti quanti ce l'abbiamo, dobbiamo averlo, questo è in natura, ma o che mastro Paolo ne ha invece una tonnellata, o che tutto il suo cervello non pesa più di un gramma. Che dico?... ma egli è tutto pazzo, dai capelli bianchi fino alla pianta dei piedi, anzi fino alle scarpette... ah! ah! ah!

Messo di buon umore dalla sua arguzia, il professore batte amichevolmente sull'omero del reverendo, il quale s'ingegna d'associarsi a quell'ilarità per dimostrare la propria gratitudine.