Pochi minuti dopo ritornò il servo ed avvertì che il signor Mario s'era appena levato e che sarebbe venuto subito.

Non andò molto che si udì il tintinnio del campanello alla porta d'ingresso.

Il dottor Parenti si rizzò come spinto da una molla e fece per uscire dalla stanza.

— Te ne vai? chiese Olimpia.

— Vado e vengo; trattienilo un momento tu...

— Ma io...

— Vengo subito, ti dico...

E senza ascoltar altro, il dottore sparve chiudendosi l'uscio dietro le spalle, mentre la porta rimpetto si apriva lasciando il passo al signor Mario.

Il signor Mario è a rigore un bel giovinotto, ma ha una aria di Amleto precoce che mette in dosso la melanconia; porta l'abito abbottonato fin sotto al mento ed ha i lineamenti corrugati, come uomo che abbia fatto scommessa di non ridere.

Olimpia vorrebbe muovergli incontro, tanto più che il nuovo venuto, vedendo sola la fanciulla, si è arrestato sulla soglia e sembra disposto a non se ne staccare, se la signorina non gli viene in aiuto. Ma come fare? È così difficile ricevere un giovinotto!