Il dottor Parenti prosegue con dolcezza:
— Via, dimmi tutto; una buona confessione può sanare molti mali, anche quando è fatta ad un cattivo medico. E poi, chi sa che io non abbia proprio il rimedio che ti abbisogna; il tuo caso non è disperato.... al contrario.... e ti prometto che se il rimedio dipende in qualche modo da me, io non saprò negartelo.
In queste parole, pronunziate con lentezza e quasi con finta sbadataggine, è nascosta un'intenzione che al signor Mario sfugge interamente, perchè non batte ciglio, nè muta positura. Il dottore sta alquanto in forse, poi aggiunge:
— Devo aiutarti a farmi questa confessione? Sì?... Ebbene, tu sei innamorato!
Il giovane leva il capo con un moto repentino che il dottore, per generosità, finge di non vedere.
— Tu sei innamorato e disperi, come fanno tutti gli innamorati, di veder mai avverato il tuo bel sogno. Non è così?...
«Come fanno tutti gli innamorati...» è evidentemente un pleonasmo, perchè Mario dà una risposta che rovescia la regola generale.
— Non è così, dic'egli, non potrebbe essere così, io non amerei mai alcuna fanciulla senza esser certo di poterla far mia.
— Al cuore non si comanda, giovinotto.
— Il mio cuore mi ubbidisce, risponde semplicemente Mario.