— Preferirei che tu piangessi, dice il dottore comprendendo il significato di quello sguardo, che ti spogliassi del tuo orgoglio insensato.

— E che mi rimarrebbe allora? chiede fieramente il giovine.

— La tua famiglia, un padre.

— Io non ho padre, prorompe Mario con voce sorda. Dica pure che io sono un ingrato, l'ingratitudine è la mia sola virtù. Mi hanno dato una casa, un nome, una professione; cose ottime che io non chiedeva, e che accettai con giubilo; ma si vorrebbe che io scontassi tutto ciò a caro prezzo; che portassi scritto sulla fronte il benefizio ricevuto e lo pagassi coll'umiliazione e colla vergogna. È troppo caro; se non posso estinguere il mio debito, voglio almeno mostrare che la mia anima non si vende — sono un miserabile, lo so, ma non sono un vigliacco; meglio ingrato che codardo.

Mario ha parlato con impeto ed ammutolisce a un tratto; il dottore osserva con voce commossa:

— Il cuore di tuo padre è buono.

— Chi lo sa?

— E non vuole che un po' d'affetto...

— Me n'ha egli dato dell'affetto? Quando io me gli mostrai amorevole, credette egli forse che la riconoscenza avesse in me preso gli aspetti dell'amor filiale? Lo credette egli mai? E quando io, coll'anima piena di affettuosa gratitudine, provando il bisogno d'essere stimato e di trovare un po' di quell'affetto che nissuno più doveva darmi in terra, feci di tutto per giungere al suo cuore, credette egli forse alla mia sincerità? Io era fanciullo, ma gli leggevo dentro meglio che egli non leggesse in me perchè avevo la doppia vista della sventura. E vidi, lo sa lei che vidi? Vidi che egli mi teneva per un egoista e per un dappoco. Fu buono, arrendevole, non mi lasciò mancare nulla, tranne la sola cosa che io spiava inutilmente nei suoi occhi: un pensiero di stima sincera, un sentimento di vero affetto. Si era imposto il dovere di far di me suo figlio, ma non fu mai, un solo istante, mio padre.

E poichè il dottor Parenti fa atto d'interromperlo, tace, ma continua a tentennare il capo come per respingere, innanzi di udirli, tutti gli argomenti che gli si possono opporre.