Ma il dottore non ha argomenti veri da opporre a quel grido partito dal cuore; e se interrompe il dire affannoso del giovine, lo fa da medico accorto, perchè egli non si sfibri nell'impeto e gli rimanga forza di proseguire più pacato.

— Vi fu certo un equivoco, gli dice; tuo padre è mio amico, e lo conosco come ti conosco, e più, perchè mi si è dato a conoscere più presto. Egli ti vuol bene.

— Non lo creda, ribatte Mario amaramente; l'amore non passa se non dove prima è passata la fede, ed il cuore di quell'uomo non crede in nulla. Ho poco studiato nei libri; ho molto studiato nel cuore di... mio padre; appena mi avvidi del suo contegno con me, volli darmene ragione, e come gli ebbi letto dentro ciò che doveva fare d'un figlio affettuoso un indifferente, non passò giorno senza che io meditassi il mio nuovo supplizio; ogni sua parola, ogni sua opinione divennero oggetto di una tormentosa e puntigliosa analisi, che mi lasciava sempre più ebbro di dolore e di orgoglio; ma il mio dolore era la mia debolezza; il mio orgoglio, la mia forza; divenni ingrato.

— Mario, dice il dottor Parenti pigliando la mano del giovine, tu hai cuore e ne ha egli pure; voi dovrete amarvi.

— Oh! ch'egli non sappia mai, prosegue Mario senza mostrare di aver inteso quelle parole; oh! ch'egli non sappia mai, se è vero che ha cuore, con quale occhio d'invidia io ho guardato i miei fratelli che camminano per le vie come un gregge, che portano un camiciotto grigio ed hanno una sola famiglia, l'ospizio! Coloro almeno sono in diritto di non arrossire della loro sventura; a me quel diritto non rimane più; mi fu pagato con un nome, con un'educazione; agli altri resta il potere di serbarsi liberi, onesti e forti; a me non è concesso se non di parere un docile parassita od uno schiavo ribelle. Per chi ha anima d'uomo in petto, la massima infelicità non è il non aver padre, nè nome; ma è il portare un nome imprestato, è l'avere un padre che non è padre.

La voce di Mario è passata per tutte le gradazioni della commozione e finisce in un rantolo.

— Il tuo orgoglio è generoso, dice il dottore tanto per rompere l'affanno del silenzio; io lo stimo quello che vale, e vale molto; ma tu gli dai certo maggior prezzo che non abbia. Se tu avessi preso ad amare l'uomo che ti ha dato il suo nome e la sua casa, non avresti patito tante torture. Questo di buono ha l'affetto, che basta al cuore e ne caccia o vi soffoca le altre passioni...

— S'inganna, interrompe il giovane coll'accento di una convinzione profonda; s'inganna; l'affetto è una malattia del cuore che ne rende più sensibili e più delicate le fibre; corrisposto, è un balsamo; non corrisposto, è un veleno; e se non si può cessare di amare, si odia.

— Tu non hai cessato d'amarlo, dunque?

Mario non risponde, e si alza in piedi con un moto risoluto.