Allora soltanto Evangelina sorrise.
Aspettai un po' trattenendo mia moglie con una gravità teatrale, e interrogando con gli occhi il nostro orologio a pendolo, dissi:
— Possiamo andare.
Diedi il braccio a Evangelina, e ci avviammo tutti e due, io grave, essa ridente, a goderci il magnifico lume della nostra lampada accesa in salotto.
***
Dopo quel giorno le visite d'Augusto e le nostre si fecero più frequenti, e sul finire d'autunno tornando da Musocco a casa non avevamo più il segreto affanno di una volta. Fra nostro figlio e noi si era fatta amicizia: egli ormai conosceva babbo e mamma, e facendosi pregare un po' pronunziava malamente questi teneri nomi per mandarci in estasi.
La via maestra non ci pareva più tanto polverosa e la pianura lombarda apriva agli occhi nostri orizzonti nuovi, deliziose vedute.
— Hai badato? Mi ha riconosciuta da lontano ed ha agitato le braccia per l'allegrezza! — diceva la mamma.
— Verissimo — rispondeva il babbo — ci ha riconosciuti subito; e quando io gli feci vedere i bei grappoli d'uva che avevamo portato per lui... te ne sei accorta?... ha allungato tutte e due le mani...
— Sì, e diceva due, perchè voleva averne un grappolo in ciascuna mano.